Le piccole “Anguille del Tevere”

Scritto da Una Dandy il giorno 28/07/2010 alle 16:36
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Incontrando un’amica romana mi ha ricordato una ricetta che di solito mangiavo a Ferentino di ritrovo da Myriam e che qui descrivo per chi volesse assaporare i toni caldi della fantastica cucina capitolina..

Si prendono delle anguille (dette ciriole) si privano della testa, si puliscono accuratamente, si tagliano in pezzi di circa 5 centimetri, si risciacquano e asciugano bene. Si versa in un tegame un pochino di olio aggiungendo uno spicchio di aglio e 4/5 cipolline novelle (preferibilmente tritate). Quando la cipolla risulta imbiondita si pongono le curiole, condendo con sale e pepe e si lasciano insaporire. Poi, si aggiunge un bicchiere di vino bianco e una cucchiaita di salsa di pomodoro. Dopo avere mescolato di tanto in tanto per alcuni minuti, si aggiungono mezzo chilo di piselli sgranati. Infine si copre e si lascia cucocere (eventualmente si asciughi troppo si possono aggiungere dei cucchiai di acqua)..

Poi, per pulir la bocca si gusta l’anguria che solo per l’estate ci fa compagnia.. Buona Estate

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L’estate arriva anche in tavola…

Scritto da Bea il giorno 09/06/2010 alle 16:10
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 L’estate come ogni anno fa capolino e non solo per le temperature alte ma anche in tavola..

Rosso, giallo, oro e i tanti colori che questo splendido mese dona alle tavole come ad uno dei piatti classici di questo periodo in casa mia.. da quando ho memoria questo piatto ricorre spesso in questo periodo ed era usato (a quanto mi raccontano) dalla mia bisnonna quando mia padre e gli zii erano piccoli..

la ricetta dei fioroni con la mandorla. I primi fioroni, colti in questo periodo, sono spaccati in due, nel mezzo è riposta una mandorla verde privata della pellicina ancora umida. Riposti in un cassettina di legno sono lasciati essicare al sole per una decina di gioni, coperti da una retina sottile. Trascorso il tempo i fioroni possono essere lavati sotto acqua corrente. Dopo che si son ben asciugati si servono.. (ne assicuro la bonta).

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Un post del passato:
Il Parrozzo e D’Annunzio

Scritto da Una Dandy il giorno 05/10/2008 alle 17:38
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Un dolce unico frutto della perspicacia di un abile maestro pasticcere, di origine pescarese, nel 1920. Entrato nella tradizione e in uso nel periodo natalizio. Un’idea legata al desiderio di fare un dolce, ispirazione dell’antico pane delle mense contadine. La sua abilità fu di chiedere ad un suo amico, frequentatore abituale del conosciuto locale, di tenere a battesimo la nuova creazione. Gabriele D’Annunzio, grande ghiotto, fu entusiasta della richiesta e del Parrozzo. Un nome singolare, trasformazione dialettale che vuol dire “pan rozzo”. Inteso come schietto e sincero. A cui il poeta vi dedicò un sonetto veritiero: “E’ tante ‘bbone stu parrozze nove che pare na pazzie de San Ciattè… c’avesse messe a su gran forne tè la terre lavorata da lu bbove, la terre grasse e lustre che se coce…”.

Ingredienti:
Semolino (o farina gialla o bianca con fecola)
Zucchero
Mandorle tritate
Essenza di mandorle amare
Buccia di limone
Cioccolato fondente (per il ricoperto)

Preparazione:
Impastare la farina gialla con uova e mandorle tritate e la buccia di limone. Versare l’impasto in uno stampo semisferico e cuocere nel forno, a 180° per circa 45 minuti. A cottura ultimata, quando il dolce è ormai freddo, lo si ricopre con cioccolato fondente fuso. “…chiù doce de qualunque cosa doce…” (G. D’Annunzio).

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Terzo classificato

Scritto da Staff Home Food il giorno 09/06/2010 alle 15:50
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Le mani in pasta

Prologo
Il tempo è una discriminate fondamentale per ciò che riguarda la scelta di quale piatto preparare…
Con l’inverno niente è più appropriato di una bella scodella di tortellini in brodo, mentre in una torrida giornata d’estate nulla è più adatto di una pasta fredda condita a ricco piacimento…
Primo atto: maccherone mi hai provocato…

La vita è strana. Si tratta certo di una frase fatta, ma probabilmente si adatta bene alla storia che è qui raccontata. Per l’appunto la vita è strana, e Jim non avrebbe mai pensato di arrivare a odiare il suo cognome. Odiare. No, odio è una parola eccessivamente forte per un bambino, diciamo allora maledire…a pensarci bene non vi è poi molta differenza…
Certo che chiamarsi McArone non avrebbe fatto nessun scalpore nelle città in cui era nato, a San Francisco (Usa);  sicuramente essersi trasferito in Italia all’età di 4 anni era stata la variabile discriminate che aveva contraddistinto tutta la sua vita di piccolo uomo.
Ogni giorno che il nostro signore mandava in terra il povero Jim era bersagliato dai compagni di scuola per il suo cognome così buffo; si sa che i bambini alle volte possono essere tremendi e avendo il Nostro un carattere un po’ troppo “fumantino”, non era certo il tipo da abbassare la testa, si finiva sempre a scazzottate e note sul registro.

Atto secondo: Maccheroni al pomodoro

Il massimo momento di rabbia unita a sconforto, si era raggiunto quando lo avevano aspettato fuori da scuola per colpirlo con una gragnola di pomodori: maccheroni al sugo gli avevano detto deridendolo.
Una settimana più tardi era tempo di carnevale, e il piccolo Jim non aveva alcuna voglia di andare a scuola e subire l’ennesima provocazione da parte dei suoi aguzzini proprio nel giorno più indicato per scherzi e sberleffi di vario genere.
Un giorno di quella settimana la piccola e occhialuta Luisa, che di un anno più grande faceva parte della classe dopo di lui, sedendogli accanto, con un sorriso gli disse: “Più te la prendi più loro continueranno… quando un giorno non gli darai più questa soddisfazione loro smetteranno. Fidati, con me è stato così”.
La piccola Luisa, che con quegli occhiali enormi e l’occhietto pigro bendato, gli aveva sempre fatto tenerezza…
Il piccolo Jim non rispose, le accarezzo i capelli e sorridendo se ne andò.
Nella sua cameretta la sera si chiese: e se la piccola Luisa avesse ragione?

Atto Terzo: a carnevale ogni scherzo vale..

Due pomeriggi più tardi il piccolo Jim abbraccio la sua mamma e con dolcezza gli sussurrò all’orecchio rivelandole quale fosse il travestimento che avrebbe desiderato per la festa di carnevale.
La mamma rimase molto stupita della scelta, ma gli rispose che non ci sarebbe stato alcun problema.
Una settimana dopo il piccolo Jim sfoggio a scuola un sorriso smagliante accompagnato dal suo bel vestito da maccherone gigante.
Quel giorno a scuola risero tutti, ma questa volta anche lui insieme a loro.
Da quel momento il piccolo Jim McArone divenne per tutti semplicemente Mac e ancora oggi è il soprannome con cui viene affettuosamente chiamato da amici e conoscenti.
Ci sarebbe anche da dire che Jim si fidanzò in quarta superiore con Luisa, che da piccolo anatroccolo si era trasformato in un bellissimo cigno… che poi lei come cognome da ragazza facesse Cacio, bhè questa è davvero tutta un’altra storia.

Epilogo

Il tempo è una discriminate fondamentale per ciò che riguarda la scelta di quale piatto preparare…
Con l’inverno niente è più appropriato di una bella scodella di tortellini in brodo, mentre in una torrida giornata d’estate nulla è più adatto di una pasta fredda condita a ricco piacimento… ma nulla è più adatto, in qualsiasi stagione ci troviamo, di un bel piatto di maccheroni al pomodoro!

Ricetta dei maccheroni con sugo di polpette

Ingredienti
Pasta corta
carne macinata di bovino
1 uovo medio
pecorino grattugiato
1 cipolla bianca
pan grattato
prezzemolo
1 spicchio di aglio
formaggio ricotta grattugiato
2 foglie di basilico
olio extravergine di oliva
sale q.b.
1 pizzico di pepe

Preparazione
Disponete in una ciotola la carne macinata e spolverate con abbondante percorino, del prezzemolo tritato finemente, un pizzico di pepe, amalgamate con un uovo e se necessario aggiungete poco latte. Lavorate l’impasto con il pan grattato e infine ricavatene delle polpette. A parte, in un tegame di coccio, soffrigete una cipolla bianca e dopo poco aggiungete la passata. Dopo circa 15 minuti spegnete aggiustando di sale. A parte cuocete la pasta e condite con il sugo e le polpette spolverizzando con abbondante formaggio ricotta.

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Secondo classificato

Scritto da Andrea il giorno 08/06/2010 alle 12:03
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L’ultimo fuoco

“El Dutùr al g’ha dit: pastina en broeu!”. Il vecchio, con uno scatto un po’ risentito, si sistemò meglio la coperta e girò il capo verso il camino acceso distogliendo lo sguardo dalla ragazza. Il pensiero correva, a dispetto delle gambe immobili.

“Pastina in brodo! Così tu, Nina, mia giovane Nina, Ninetta senza il verziere, così mi annunci la sentenza impietosa del medico… e questa è la pena amarissima che debbo scontare essendomi macchiato delle colpe di senescenza e d’infermità: pastina in brodo! E’ un epitaffio. E tocca proprio a me per giunta, proprio a me che avrei scelto per tale: la Vita, l’Ardimento e il Volo! Un triste planare, o meglio sarebbe dire: un triste avvitarsi nella discesa fino al precipizio. Qui innanzi al fuoco, che crepita ormai stanco come anch’io sono, qui si consuma la fine ed è crepuscolo anche del nutrirsi. Un tempo mi attendeva ben altro premio a corpo e anima dopo le imprese ardimentose. E ben altro seppi immaginare: quante povere cose e mal create riscattai dall’oblio con la sola potenza della Parola e del Nome! Redenzione e rinascita dell’informe per opera dell’Ingegno!”

Si sporse un po’ in avanti,ad occhi chiusi, quasi a voler abbracciare dentro di sé ogni favilla di quel fuoco e di ogni altro.

“Ninetta, dolce anima candida per cui ogni e qualsiasi pasta è macarùn, che puoi sapere di noi che nascemmo sotto un altro sole, e della vera nostra pasta che è nutrimento prima dello spirito che dello stomaco? Macarùn… E tacerai di pettole, tortiglioni, reginelle, fettucce, cavatappi e tripolini? E di chifferi e zite, pennoni, tufoli e trivelli? Tu ignori affatto quella nostra terra aspra e selvaggia, ma così antica e operosa e paziente, ove si attende per ore intere che il sugo giunga a compimento, e finanche per giorni si attende che la pasta si essicchi, con la trepidazione di chi attende il ritorno di un figlio dal fronte. Terra per cui il bronzo è la trafila, piuttosto che il cannone di cui ora si avverte l’eco lontana e che io pure ho amato in gioventù”.

Adesso era solo. Aprì gli occhi lentamente e si guardò intorno. Lo sguardo corse alle pareti del grande studio, ingombre di infinite suppellettili e dei cimeli di tutta un’esistenza.

“La mia terra… la rivedo ora, costretto in questo luogo e circondato dalle vestigia di una gloria già avvizzita. Quelle case, quelle vite costrette tra i monti e la marina, vite senza scintilla che non sia l’ora del pasto familiare o il convivio della festa. Questo ho perduto, Ninetta, questo assai più degli onori che furono e più non sono. Domani sarà forse finita. Ancora una volta sarò icona di me stesso e di chi mi volle simbolo di un’avventura che tra breve, credo, esiterà in rovina. Eppure oggi sento forte e vivo il legame alla terra, che non mi è più zavorra come fu un tempo: alla terra vorrei tornare, come vi torna, nel suo ciclo infinito, il grano. E là disperdermi. Questo, alla fine, sarà il volo più ardito”.

Il Vate, l’Immaginifico, Croce di Guerra, Legion d’Onore, Principe di Montenevoso, fu trovato riverso dalla cameriera Nina il mattino seguente.
Esanime, davanti alle braci spente di quel fuoco, pareva sorridesse.

Ricetta delle Pettole in umido di cappone

Ingredienti per 4 persone
400 g di pettole abruzzesi
Cappone o pollo, 500 g
Una cipolla
Un bicchiere di vino rosso
2 dl di brodo di carne
Passata di pomodoro, 400 cc
Olio, sale, pepe, rosmarino q.b.

Preparazione
Rosolare il pollo, tagliato a pezzi, nell’olio a fiamma vivace, girandolo spesso. Aggiungere il vino; quando è evaporato aggiungere la cipolla, soffritta brevemente a parte, e abbassare la fiamma. Aggiungere la passata di pomodoro, ed eventualmente anche un po’ di concentrato (se si desidera un sugo più denso) e il rosmarino tritato. Proseguire la cottura a pentola coperta e fiamma bassa, mescolando di tanto in tanto e aggiungendo brodo quando il tutto tende ad asciugarsi e ad attaccare; salare e pepare alla fine della cottura. Togliere i pezzi di pollo e tenerli da parte (serviranno da secondo piatto). Lessare le pettole poi scolarle e ripassarle in padella con il sugo per un minuto o due. Mescolare e servire, eventualmente con parmigiano o pecorino grattugiati.

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Il racconto vincitore per PastaTrend

Scritto da Staff Home Food il giorno 25/05/2010 alle 14:47
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Il delitto della camera chiusa

“Abbiamo finito, Carolina. Sono quasi le sette. Cosa ti piacerebbe mangiare stasera per cena”?
Era la domanda di rito che le veniva rivolta ogni qualvolta la lezione finiva.
Carolina rispondeva diligentemente, pur sapendo che le sue scelte in campo culinario non avrebbero mai incontrato una decisa approvazione.
“Io adoro gli spaghetti al pomodoro e basilico.”
“Io no, preferisco i rigatoni al ragù, sono più saporiti, più morbidi, più profumati.”
“Ha ragione lei, professoressa.”
La prima volta che l’aveva chiamata prof. aveva avuto tanti di quei rimproveri che non aveva più osato ripetere l’esperienza.
“Certo che ho ragione, io ho sempre ragione.”
La professoressa Carmela Cerchietti, soprannominata Cerchioni per la sua mole opulenta, veleggiò come una grossa barca a motore fuori dallo studio, seguita a ruota dalla sua allieva Carolina, infelice depositaria delle sue vaste conoscenze che spaziavano dalla matematica alle più minute regole di vita.
La professoressa Cerchietti non si limitava infatti a dare ripetizioni, ma si era assunta la missione di insegnare a vivere, e perché no anche a mangiare.
Carolina si era abituata a dire sempre di sì di fronte alle perentorie affermazioni della sua insegnante di ripetizione: era lo scotto da pagare per quell’insufficienza in matematica che aveva macchiato la pagella del primo quadrimestre.
Già dimentica della lezione e delle pretese educative della sua aguzzina corse veloce sulle scale con il suo i-pod a tutto volume per perdersi nella sua musica preferita.
La voce stentorea della professoressa, che a sentire i suoi alunni del liceo scientifico Righi passava sette muri ed era in grado di abbattere anche quello del suono, arrivò chiara e distinta in cucina dove all’interno di una credenza rococò giacevano quasi dimenticati i famigerati spaghetti a fianco dei baldanzosi rigatoni, fieri di essere il cibo preferito della vorace padrone di casa.
“Hai sentito cosa ha detto? Sono stanco di essere sempre vituperato. Ci cuoce, ci mangia e oltretutto ci denigra sempre”.
“E’ proprio vero! Io odio quei suoi denti aguzzi e quella bocca avida che continua sempre a masticare quegli stupidi rigatoni”.
“Sai che stiamo quasi per scadere e finiremo senz’altro nella pattumiera come quei poveri capelli d’angelo la scorsa settimana”.
La mano grassoccia e impietosa della professoressa Cerchietti si allungò dentro la credenza, sfiorò gli spaghetti, ma ancora una volta passò oltre, prese un pacco di strozzapreti e chiuse lo sportello con un colpo secco e deciso.
“Hai visto? Preferisce persino gli strozzapreti a noi, e dire che loro sono senz’altro meno nobili e meno famosi!”
“Si strozzasse lei con le sue paste predilette!”
“Hai avuto un’idea meravigliosa, direi quasi sublime. E se riuscissimo a strozzarla noi una volta che si degna di mandarci?”
“Sarebbe un sogno! Ma come facciamo?”
“Dobbiamo preparare il piano con attenzione. Il problema più grosso è convincerla a cucinarci”.
“Forse questo non è un problema. Ieri ho sentito che parlava al telefono con quella sua amica che tiranneggia sempre. L’unica cosa che le concede è quella di preparare per lei gli spaghetti perché le piacciono tanto. Le ha detto che le farà assaggiare una nuova ricetta. Vedrai che la preparerà prima per fare bella figura. Dovrebbe venire a cena sabato”.
“Perfetto! Oggi è mercoledì. Abbiamo tutta la notte per architettare le nostre mosse. Entro domani tenterà la sua nuova creazione. Lo sai che vuole sempre prepararsi per tempo”.
Dalla padella antiaderente si spandeva per la cucina un odore di mare e di spezie.
Era quello il segnale rivelatore per gli spaghetti in spasmodica attesa.
Per una volta la mano rapace compì il suo dovere morale e gli spaghetti finirono in una pentola d’acqua salata profumata di timo e di maggiorana.
Un trionfo di spaghetti al sugo di pesce giaceva sul piatto di ceramica chiara.
La forchetta impaziente ne sollevò un’abbondante porzione.
Gli spaghetti all’unisono avvilupparono cozze e crostacei e chiusero la gola in una morsa assassina.
Dopo aver compiuto il delitto perfetto il grumo si sciolse e ogni ingrediente andò incontro al suo destino fatale lasciando ai posteri il mistero irrisolto di un delitto in una camera chiusa.

Ricetta degli Spaghetti al sugo di pesce

Ingredienti
400 gr. di spaghetti
1 cipolla
2 cucchiai di concentrato di pomodoro
800 gr. di totani
basilico
2 spicchi d’aglio
olio
sale

Preparazione
Togliete gli occhi, la bocca e la pelle ai totani; tagliate a pezzi e salateli. Cuocete fino a che non avranno perso tutta l’acqua; poi aggiungete la cipolla a fette, l’aglio e l’olio. Rosolate per qualche minuto e unite il pomodoro diluito con acqua calda e basilico. Lasciate cuocere per 30 minuti mescolando di tanto in tanto. Cuocete gli spaghetti in acqua salata e poi, dopo averli scolati, condite con il sugo.

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Una cuoca…

Scritto da Le Cesarine il giorno 27/04/2010 alle 11:16
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Una cuoca..

Ha tanta arte da mettere in pratica e oltre a impastare e comporre spesso lava gli strumenti che le serviranno. A Pasta Trend tante ne abbiam incontrate e incorniciate come le migliori pastaie. Un’esperienza che ci ha arricchito fatta di persone che si sono riunite attorno al tema della pasta che ci ha portato ad essere quello Stato rinomato all’estero ove ogni turista anela a venire e tornare. Tanti, poi, i componimenti sul tema della pasta. Un applauso li loda. La pasta e i suoi componimenti non è un tema facile. Chiunque e per ogni regione dispone di una ricetta importante da tradizione o familiare, dalla più semplice pasta al sugo ad ogni altro condimento. Dalle paste al forno alle paste ripiene. Ognuna intrisa di un suo perché e di un sapere proprio. Innumerevoli i suoi formati da renderla appetitosa ai palati. Di preferita per me però c’è solo lui, un Bolognese doc portato in trionfo nel brodo..
Grazie a quanti sono passati e ci hanno lasciato importanti contributi e un bel ricordo da scrivere tra le pagine diario di noi Cesarine.

I primi tre finalisti per il concorso di PASTATREND

1. IL DELITTO DELLA CAMERA CHIUSA
2. L’ULTIMO FUOCO
3. LE MANI IN PASTA

Complimenti dunque perché siete risultati i più belli fra i racconti pervenuti.

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In famiglia

Scritto da Bea il giorno 31/03/2010 alle 16:56
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Per Pasqua la cucina si colora di primavera e di una festa che ha come protagonista le uova. Da piccola con la nonna ero solita preparare le uova di tanti colori svuotando l’interno con due buchi posti all’estremità. Poi, riponevamo le uova in calzini di nylon vecchi (naturalmente puliti) e li immergevamo in un composto di acqua, prezzemolo, cannella intera e zenzero. Un rituale che vivo ancora con nostalgia perché mi permetteva di avvicinarmi all’amore di una festa intrisa di significati religiosi e d’affetti. Per il giorno di Pasqua, poi, la nonna da tradizione oramai consolidata preparava l’agnello, lasciandolo a mollo in un trito di odori composto da alloro, rosmarino, chiodi di garofano legati all’interno di un sacchetto di lino, una cipolla intera e tanto buon vino bianco fermo. Rosolava l’agnello sul fuoco ed infine lo passava in forno, cospargendo di olio sino a che formasse la crosticina dorata in superficie. Di contorno le patate le rosolava lasciandole immerse per una ventina di minuti in acqua con un cucchiaio di zucchero. Infine completava con un uovo sodo posto al di sopra del piatto di portata .. Buona Pasqua a tutti e alle Cesarine!

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Home Food per PASTATREND

Scritto da Le Cesarine il giorno 23/03/2010 alle 17:55
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Anche Home Food sarà presente per le giornate di PASTATREND – la manifestazione che ha come protagonista la pasta – L’evento avrà luogo a Bologna Fiere nelle giornate dal 24 al 27 Aprile 2010

In tale occasione ti invitiamo a partecipare al Concorso
“C’è Past@ per te!”©
scrivi un racconto tra le 4000/5000 battute (spazi inclusi) sulla pasta e i suoi condimenti. Il migliore racconto inedito che si classificherà tra i primi 20 posti verrà anche pubblicato dalle edizioni Home Food.
Per saperne di più sulle modalità di partecipazione al concorso, la composizione delle giurie, i premi finali vai alla pagina www.homefood.it

Ti aspettiamo allo Stand A31 - Padiglione 22 con tante proposte
In tale occasione le Cesarine oltre a presentare Home Food daranno vita a simpatiche iniziative.
Un Salotto aperto alle conversazioni su “Il cibo e il suo contorno” durante il quale la professoressa Egeria Di Nallo, affiancata da ospiti di cultura e amanti del cibo, apporteranno un rilevante contributo sul tema.

Gli appuntamenti

Sabato 24 ore 17
La cultura della pasta nella cultura del cibo
Il posto della pasta nel pasto

Domenica 25 ore 11
Città e forme d’arte e di pasta

Domenica 25 ore 17
La pasta come metafora sociale: la lasagna e il liber paradisus

Lunedì 26 ore 16.30
In collaborazione con il Dipartimento di Sociologia dell’Università di Bologna e l’Osservatorio Meeting point

CONVERSAZIONI DI SOCIOMARKETING
Il Mercato della pasta
Le aspettative dei consumatori  in Italia e all’estero nel futuro fino a 5 anni

Parteciperanno: Egeria Di Nallo, Giovanni Pieretti, Piergiorgio Degli Esposti, Danilo Di Capua

PASTA EVENTI
a casa delle Cesarine per gustare tanti assaggi di pasta della tradizione

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E’ primavera

Scritto da Bea il giorno 23/02/2010 alle 15:42
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Ci sono eventi importanti che sono rese commerciali o rituali ma non per questo non degne di essere valorizzati.. così se il simbolo chiave di uno di questi eventi come la festa della donna è la mimosa altrettanta enfasi se ne dà in cucina. Tra le mie tante ricette tradizionali di dolci per questo periodo, oltre la nota torta mimosa, mia nonna quasi 90 anni fa ha realizzato una ricetta semplice che ha reso speciali momenti duri come il periodo di guerra che i miei zii e lei hanno vissuto. Lei, solita “spulciare” la farina di grano, prodotto delle sue campagne, è una delle materie prime utilizzate per tale dolce semplice per amalgamare gli ingredienti antecedentemente uniti quali 100 gr di olio di oliva, 4 uova, 1 bicchiere di mirto, 1 pizzico di sale. In conclusione io utilizzo il lievito per dolci. Inserire in tante piccole formine e infornare a 180° per circa 30 minuti. Al termine, una volta raffredate le formine, disporre su un vassoio e irrorare con un composto di 1 tazza di cioccolata amalgamata con 1/2 bicchiere di mirto e scaglie di cioccolata bianca. Irrorate con questo ogni formina e servite.. per concludere seppur di parte.. TANTI AUGURI A TUTTE LE DONNE (un gesto semplice è apprezzato più di un qualsiasi prezioso pensierino..)

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Le Farchie

Scritto da Claudio il giorno 23/01/2010 alle 11:08
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Anche a Chieti il 16 gennaio facciamo una gran festa per commemorare Sant’Antonio, molto simile, mi pare di capire alla festa che si svolge in Puglia. In tutto il paese per diversi mesi le contrade si impegnano nella messa in scena delle Farchie che sono delle grandi colonne di canne da fiume intrecciate tra di loro. Per il giorno di Sant’Antonio sono portate in processione per poi essere erette. Infine vengono accese. Anche io partecipo alla preparazione delle farchie anche se la parte interessante, non è difficile indovinare, sono le bevute e le mangiate che si fanno per tale occasione. Soprattutto se preparano mia madre, mia nonna e mia zia che conoscono quanto impazzisco per il loro timballo. Per finire sotto i piedi della Majella a cantare a squarciagola e bere a volontà davanti al rosso penetrante ed il calore emessi dal fuoco del falò. Per festeggiare più si è e meglio è, allora ecco la ricetta per chi voglia assaporare il mio piatto preferito.

IL TIMBALLO ALLA TERAMANA  (O ABRUZZESE)

Ingredienti:
Sfoglie di pasta all’uovo tirate piuttosto sottili
Ragù di carne con le polpettine
Mozzarelle
Cacio pecorino grattugiato
Uova sode
Pezzettini di salsiccia secca

Preparazione:
In un tegame soffriggete l’olio extravergine di oliva, cipolla, sedano e carota ed una gran quantità di polpettine che si ottengono lavorando tra le mani un impasto di carne macinata di vitello, salsicce fresche, cacio grattugiato, mollica di pane, uova, sale, pepe. Quando le polpettine sono dorate si unisce la passata di pomodoro, si aggiusta di sale e si continua la cottura a fuoco lento. A parte si lessano le strisce di pasta una o due la volta con cui foderare una teglia da forno. Quando tutta la teglia è ricoperta di pasta, spolverizzare la superficie con cacio grattugiato, pezzetti di uova, salsicce, mozzarelle. Condire con un mestolo di ragù e polpettine. Ricoprire con un secondo strato di pasta e continuare alternando farcitura e pasta, fino a quando la teglia non sarà ricolma. Finire con il ragù. Mettere in forno per circa un’ora a temperatura media.

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