“Ladri di biciclette”

Scritto da Doc il giorno 05/11/2009 alle 14:48
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Affitto un vecchio film di Vittorio De Sica, un titolo importante “Ladri di biciclette” e inizio a vederlo con grande curiosità, all’ennesima visione di un film che suscita in me sentimenti contrastanti: il dispiacere verso la situazione non facile e di estrema povertà vissuta dai protagonisti, che con ingegno ma anche grande sfortuna, cercano di tirare avanti, e simpatia e stima verso questi ultimi che cercano di ricavare il meglio dai pochi mezzi a disposizione, per offrire ciò che di materiale esiste e di cui si ha bisogno in vita, per quel grande amore che guida le relazioni personali. Mi soffermo su una scena che credo disegni quello che era il contesto sociale e inizio a piangere vedendo lo sforzo fatto da Antonio nei confronti del figlio Bruno, abituato a lavorare nonostante la giovane età, che per farsi perdonare dello scatto d’ira avuto durante la ricerca della bicicletta rubata, ha deciso di offrire al figlio ciò che non potrebbe permettersi, un pranzo in trattoria. Bruno, impacciato, ordina le mozzarelle in carrozza, mentre il bambino accanto, figlio di piccoli borghesi, mangia perfettamente a suo agio provocando il povero Bruno. Scene certo di un tempo che qualcuno ritiene difficilmente riscontrabili oggi, ma che mi sembrano così attuali nella piccola realtà in cui vivo. A Bruno dedico la ricetta: “Mozzarelle in carrozza”.

Materie prime per 4 persone:
8 fette di pane da toast o cassetta
2 uova
Farina 00
1 mozzarella grande
Mezzo bicchiere di latte
Olio extravergine d’oliva
Sale q.b.

Preparazione:
Tagliate dal pane in fette la crosta sui quattro lati e disponetelo per qualche minuto nelle uova, precedentemente sbattute con il latte. Passate, poi, il pane nella farina e di nuovo nelle uova. A parte, tagliate la mozzarella in 4 fette piuttosto alte e passate anche queste nelle uova sbattute. Posizionate la mozzarella in mezzo a due fette di pane come a formare un “sandwich”, ripassando nuovamente tutto, in sequenza, nella farina e nelle uova, cercando di imprimere una leggera pressione alle fette di pane. Nel frattempo, in una pentola per friggere, scaldate abbondante olio di oliva, in cui friggere la mozzarella da ambo i lati. Sgocciolate, infine, su carta assorbente e assaporate come se foste in una bella località partenopea.

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Le trenette alla ligure

Scritto da Doc il giorno 12/05/2009 alle 09:52
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Che piacevole la mia vacanza in Liguria. Altre volte mi ero recato, principalmente richiamato dalla fiera nautica, non avendo mai l’opportunità di visitarla. E’ dolce il profumo che dal mare si estende a tutta la città..Un incontro di profumi e sapori di una terra che ha fatto del pesto il proprio vessillo cucinario. Nel ringraziare Mario per avermi allietato nei miei giorni di permanenza, elargisco una delle ricette che ho portato, di ritorno a casa, come souvenir della città.

TRENETTE ALLA LIGURE

Ingredienti:
720 gr di trenette
3 patate sbucciate e tagliate a dadini
500 gr di fagiolini puliti
120 gr di basilico pulito
90 gr di parmigiano
60 gr di pinoli
1 bicchiere d’olio
sale q. b.

Preparazione:
In una grossa pentola fate cuocere le patate con acqua e sale, quando saranno quasi cotte aggiungete i fagiolini. Nel frattempo, nel mortaio, battete insieme il basilico, il parmigiano, i pinoli, uno spicchio di aglio, olio e sale q.b. Versate il pesto nel vassoio da portata diluito con un mestolo di acqua di cottura. Cuocere con le patate e i fagiolini le trenette, quando queste saranno cotte scolare il tutto e condire con il pesto. Servire caldo.

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Un nome, due piatti: la puccia. Ilarità?

Scritto da Doc il giorno 02/04/2009 alle 14:19
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Secondo il racconto biblico raccolto nella Genesi, un tempo gli uomini parlavano tutti la stessa lingua e fossero uniti, poi, la volontà di arrivare a Dio attraverso una torre di mattoni, chiamata la Torre di Babele, innalzata in Mesopotamia, suscitò così tanto le ire del Signore che nella sua grandezza punì le genti facendo in modo che non parlassero più la stessa lingua e non si capissero più. Eppure qualcosa deve essere rimasto, anche nel chiamare allo stesso modo pietanze che di fondo sono così diverse tra di loro. Un esempio? La puccia. Imperdibile anche se si è solo di passaggio nella terra salentina, un particolare tipo di pane, riempito con ogni grazia, dai pomodori secchi a insaccati, a tutto ciò che ci ispira guardando la vetrina del ripieno. Ma basta spostarsi in Piemonte che la puccia diventa un delizioso secondo piatto composto da carne bianca, principalmente di maiale. Proprio il caso di dire, paese che vai, tradizione che trovi… Allora eccovi una delle due ricette, quella piemontese, sperando che qualche cesarina pugliese che apre il suo cuore cucinario su questo blog fornisca la ricetta anche della puccia pugliese. Magari così da ritrovare sulle nostre tavole una commistione di tradizione e chissà decidere se una è veramente più buona di un’altra???

LA PUCCIA (in Piemonte)

Ingredienti:
1 kg di maiale
2 cavoli cappucci
1 cipolla, 1 carota, 1 costa di sedano
400 gr di farina di mais
100 gr di burro
100 gr di formaggio
Grana grattugiato
Sale q.b.

Preparazione:
Mondate i cavoli, eliminando le foglie più dure. Tagliate in 4 pezzi, lavate e cuocete in acqua bollente e sale. Scolateli e affettate a listarelle. A parte, versate la carne in una pentola di terracotta, coprite con acqua fredda, portate ad ebollizione e schiumate. Unite la cipolla, la carota ed il sedano. Salate e portate a cottura. Scolate la carne, tagliatela a dadi e unitela ai cavoli. Il liquido di cottura filtrato deve essere versato in una pentola di terracotta a cui unire la carne ed i cavoli. A parte, portare a ebollizione 1,5 litri di acqua salata, in cui versare la farina di mais a pioggia, avendo l’accortezza di rimestare in continuazione. Fatela cuocere per 45 minuti. Unite la polenta moto morbida alla carne ed i cavoli, mescolate e aggiungete il burro ed il grana.

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Radicchio rosso di Treviso

Scritto da Doc il giorno 05/02/2009 alle 10:35
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Il radicchio, un toccasana per la salute e per la gola. Un amore per un ortaggio che da bambino ho rifiutato perché amarognolo. Invece, dopo che ho conosciuto mia moglie, Veneta di origine, ho dovuto ricredermi. Da 39 edizioni il radicchio tipico trevigiano è tenuto in grande considerazione dagli abitanti della città. Tre giorni di concerti e balli ma soprattutto di pietanze da poter assaporare a base di radicchio. Lungo l’elenco che potrei fare come il pasticcio di radicchio, la pizza con radicchio e salsiccia, i formaggi al radicchio e per sgrassare gli eccessi, la buonissima grappa al radicchio, anche se per mia moglie non ha niente di quella distillata da suo nonno nel periodo “post bellico”. Lei mi racconta che da piccola, con la nonna, originarie di Zero Branco, coltivavano il radicchio nel piccolo orto dietro casa. Ed era bello vedere crescere queste piccole piantine sino a poterle raccogliere. La nonna, per festeggiare, preparava dei buonissimi e tradizionali gnocchi di patate al radicchio rosso. Non penso che la nonna si offenderà se distribuisco parte della sua saggezza sulla preparazione degli gnocchi al radicchio.

GNOCCHI DI PATATE AL RADICCHIO ROSSO

Ingredienti:
800 gr. patate da gnocchi
200 gr. farina 00
1 uovo
50 gr. formaggio Grana Padano (grattugiato)
6 cespi di radicchio rosso di Treviso
1 porro
50 gr. burro
tartufo nero
sale

Preparazione:
Portate a cottura le patate, sbucciate e schiacciatele su di una spianatoia. Aggiungete le uova, la farina secondo necessità, il sale, il grana e impastare fino ad ottenere un composto omogeneo. Arrotolate l’impasto sulla spianatoia e ricavate gli gnocchi. A parte, imbiondite in una casseruola il porro tritato finemente con il burro. Aggiungete il radicchio rosso di Treviso sminuzzato grossolanamente e regolate di sale. Cuocete per alcuni minuti quindi aggiungete il vino sino a che svapori. Nel frattempo, portate a cottura gli gnocchi in abbondante acqua salata. Quando affiorano in superficie scolateli e unitevi la salsa a fuoco vivace. Come tocco finale aggiungete il tartufo a scaglie.

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La vendemmia: ricordi di gioventù

Scritto da Doc il giorno 29/09/2008 alle 15:44
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Il post scritto da Lucia mi ha fatto venire in mente dei ricordi legati alla gioventù. Quando con mio padre pugliese, già da inizio settembre, andavamo a vendemmiare. Anche a raccogliere l’uva per la tavola. Certo, ero solo un aiuto. Ho iniziato allo scopo di guadagnare qualche soldino per comprarmi dei giochi, è finito per diventare un rituale durato quasi dieci anni. La manovalanza era reclutata da mio padre in piazza. Donne e uomini, esperti contadini, che prestavano le proprie braccia dietro corrispettivo, s’intende. La sveglia era la nota dolente. Alle 4 di mattina, mia madre ci chiamava. Noi andavamo in bicicletta, mentre dei camioncini con le tinozze erano già sul posto. La fatica non era poca, così come i rimproveri che ho ricevuto le prime volte. C’è un modo ed una manualità specifica per vendemmiare. Le donne erano le più dure. Ogni anno speravo che qualche bella ragazza fosse tra le adepte, ma non ne ricordo nessuna in particolare. La pausa avveniva per l’ora di pranzo, intorno a mezzogiorno. Pane casereccio con pomodoro e formaggio stagionato. Un bicchiere di vino (mieru), per essere in tema, e subito a riprendere. In modo da finire le “filare di vigna” prima che tramontasse il sole. Una settimana o più accanto a mio padre. Un rituale che mi manca. Una tradizione, però, l’ho conservata, quella di preparare una buonissima marmellata come allora faceva mia madre. Un profumo che si cosparge per casa, oggi come allora, che per me scandisce il trascorrere del tempo in modo più dolce.

LA MARMELLATA DI UVA, RICETTA DI FAMIGLIA:

Ingredienti:
1 kg di uva
300 gr di zucchero
(Calcolate che occorrono 300 gr di zucchero per ogni chilo di uva)

Preparazione:
Lavare l’uva. Dividere ogni chicco controllando che sia integro. Lavare nuovamente e tagliare in due parti i chicchi, privandoli dei semi. Pesare l’uva e calcolare lo zucchero necessario, tenendo presente che ne occorre 300 gr per ogni chilo. A questo punto versare i chicchi d’uva in un pentolone e riporre su fiamma a fuoco lento. Aggiungete lo zucchero. Cuocete per circa 90 minuti rimestando con un cucchiaio di lego di tanto in tanto. La marmellata è pronta quando facendone cadere un po’ su di un piatto inclinato non scivola facilmente. A tal punto versate il composto ancora caldo nei vasetti. Chiudete e riponete sotto dei canovacci, finché non si raffredda. La marmellata può essere così gustata.

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L’estate che è finita – Insalata di patate

Scritto da Doc il giorno 22/09/2008 alle 22:54
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Quest’anno, come avevano previsto i più illustri meteorologi, il fine- e post-estate è caratterizzato da giorni di caldo e piogge improvvise. Così, almeno nei piatti tradizionali, proviamo a ricordare il sole ridente.. Quelli passati sono stati mesi di prodotti tipici dell’agricoltura. Pomodori, zucchine, cetrioli e frutta a volontà. Una pietanza leggera ma buona, piatto unico, di origine italiana, è l’insalata di patate, un piatto ancora valido in questi primi giorni autunnali. Ottime le patate novelle di Messina della varietà Spunta.

Ingredienti (per 2 persone):
Patate novelle gr. 600
Pomodori pachini
Zucchine pugliesi
Carote
Basilico
Olive nere
Olio extravergine di oliva
Aceto balsamico
Sale

Preparazione:
Lavare e lessare le patate per circa 30 minuti. Avendo l’accortezza di punzecchiarle con una forchetta. Pulirle, tagliarle a rondelle e riporle in una coppa. Aggiungere le carote e le zucchine tagliate a julienne, precedentemente lavate e pelate, i pomodori, le olive nere, private del nocciolo, sale, olio, aceto e basilico. Come tocco finale, conservare a parte un ciuffetto di foglie di basilico per decorare l’insalata. Buon divertimento.

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Riflessioni al Sol Leone

Scritto da Doc il giorno 26/08/2008 alle 12:39
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Seduto sulla mia poltrona da relax, leggendo finalmente argomenti che trovo interessanti, inizio a spaziare in  riflessioni. L’argomento? Come sempre la cultura cucinaria. Inizio con il chiedermi, perché in Italia è d’uso parlare di cibo mentre si mangia. Come ci vedranno “gli altri”. Quelli stranieri che di tale sapere non sono consapevoli. Nei miei diversi viaggi fuori patria, mi sono reso conto che le pietanze, diversamente che in Italia, non hanno una collocazione storica e culturale. Certo che rispetto alle lande, la natura d’oltralpe non offre che piccoli borghi o oasi incontaminate spezzate da centri abitati. Seppur di diverso genere tra di loro, in base alla regione che si visita. Una varietà non solo del paesaggio, ma anche dei suoi abitanti e loro etnie. Di dialetti unici e incomprensibili a volte da paese a paese. Dovuti alle diverse contaminazioni. Nello Stivale convivono discendenti delle tribù celtiche o liguri che abitavano il Nord prima dei romani, dei vari ceppi italici del Centro, dei greci del Sud. Come sottolinea abilmente Umberto Eco in una prefazione di un interessante libro che ho letto di recente. Una varietà di paesaggi, lingue, etnie che hanno influenzato soprattutto l’arte cucinaria. Penso come la cultura italiana, sia rappresentata egregiamente in molti film di Vittorio De Sica, Totò e nel teatro di Eduardo De Filippo. Un rimando di saperi e riti che dipingono il folklore unico e irripetibile di ogni provincia italiana. Parlare di cibo durante un pasto, non è una casualità, ma la necessità di sottolineare le caratteristiche uniche del paese di appartenenza. Mi viene così in mente “Miseria e Nobiltà”, un classico film con Totò, in cui si fotografa una Napoli post bellica, povera e affamata. La frase celebre di Alberto Sordi “Maccaroni voi mi provocate e io ve mangio”. Ritrovando con tale gesto una italianità non voluta, desideroso di essere americano. I sapori d’infanzia sono non solo frutto di ricordi ma un cordone non spezzato con il passato, una carta di identità, che meglio di tutte, ci riesce a far sentire collocati in un’identità storica che fugge da ogni contaminazione esterna. A pensare all’epoca romana mi viene voglia di un piatto estivo: melone e prosciutto. Semplice.

Ingredienti:
1 melone
100 gr. di prosciutto crudo
Sale
Pepe

Preparazione:
Lavare il melone. Tagliarlo a fette, privandolo dei semi. Disporlo su un piatto di portata. Adagiarvi su ogni fetta una di prosciutto crudo. Salare e pepare. Buon Appetito.

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Arrivano le Olimpiadi 2008

Scritto da Doc il giorno 05/08/2008 alle 08:01
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Im–paziente, questa volta io, (scusate il gioco di parole), sono attento a sentire qualsiasi notizia riguardi le olimpiadi. Arrivano. La fiamma olimpica si accende, dallo stadio Nido d’uccello della capitale cinese, l’ 8/8/08. Il mondo assiste in diretta alla maestosa cerimonia prevista per l’apertura. Se penso alla data d’inizio, come amante della cabala, sono incuriosito. In aggiunta le discipline portano in seme il numero 28. Otto è fra i simboli più antichi. Rappresenta l’infinito. Nella terminologia buddista indica i sentieri della Via. Nella simbologia cristiana rappresenta la trasfigurazione e il nuovo testamento. Le otto forze della natura sono risultato dell’interazione cosmica di Ying e Yang. Scaramantico, spero che questo numero porti bene alle squadre italiane, scherma, pallanuoto, judo… Purtroppo i nostri atleti dovranno rinunciare ai buoni piatti di casa nostra, tipici, tradizionali e genuini, per decisione dei rappresentanti della capitale, che prevedono di nutrire gli ospiti con cibo locale. Buono, anche se in momenti di tensione la voglia di ritrovare i sapori di casa è forte. A quanti, che come me, invece, decidono di vedere la manifestazione comodamente da casa, consiglio di gustare gli entusiasmanti momenti seduti comodamente in poltrona magari con una buona fetta di focaccia tipicamente pugliese, dagli inconfondibili colori della bandiera italiana. Buona visione a tutti e FORZA SQUADRE AZZURRE.

Ingredienti:
1 kg di farina doppio 0
1 bicchiere di olio extra vergine di oliva
2 patate
1 lievito di birra
Sale q.b.
Pepe
Pomodorini
Basilico

Preparazione:
Lessate le patate e passatele. In una coppa versate la farina, formate una fontanella in cui versare l’olio, le patate ed il lievito sciolto in un bicchiere di acqua tiepida e sale. Impastate sino ad ottenere un composto compatto. Lasciare lievitare sotto una tovaglia per circa 2 ore. A parte, ungete una teglia con dell’olio. Stendete l’impasto e adagiatelo nella teglia. Disporre i pomodorini, precedentemente lavati e tagliati a metà. Spolverare sale e pepe. Cospargere di basilico ed un filo si olio. Infornare a circa 180° per 30 minuti. Ecco a voi la bandiera: bianco dell’impasto, rosso del pomodoro e verde del basilico. BUON TIFO A TUTTI.

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Le melanzane

Scritto da Doc il giorno 16/06/2008 alle 20:17
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Prime giornate al mare. Anche se ancora nuvoloso la voglia di proporsi in abiti estivi prende il sopravvento. Passeggiate, escursioni e poi, cosa cucinare velocemente? La società in cui viviamo ci impone riti di vita e situazioni che ci costringono al poco tempo in cucina. Ciò, però, non vuol dire rinunciare a ricette buone e tradizionali. Un buon piatto per la settimana sono le melanzane arrostite. Un piatto principalmente del Sud d’Italia.

Ingredienti:
6 melanzane grosse
Olio extra vergine di oliva
4 foglie di menta
Sale
Aceto balsamico
6 fette di pane

Preparazione:
Tagliare le melanzane a fettine. Lasciarle in ammollo in acqua e sale, per togliere l’amaro. Asciugarle e passarle sulla piastra calda. Riporle su un piatto da portata. Condire con sale, olio e aceto balsamico. Lavare e tagliare le foglie di menta. Riporle sulle melanzane. Lasciare per mezz’ora a riposo in modo che si insaporiscano. Passate le fette di pane in forno per qualche minuto. Adagiatevi le fettine di melanzane e Buon Appetito. Fatemi sapere.

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Mantenersi in forma con gli involtini di melanzane

Scritto da Doc il giorno 05/06/2008 alle 11:15
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“Durante la mia lunga esperienza di professione medica non ho mai visto diete limitative della quantità dare risultati buoni sul lungo periodo. Chi infatti accetta di mangiare “male” (almeno secondo lui), in modo diverso da quanto è abituato fin dall’infanzia e da come mangiano i suoi amici, lo può fare solo per un periodo limitato. Prima o poi la nostalgia ai quali è legata una parte della propira vita, il più delle volte quella che gli è cara, si farà tanto prepotente, che non potrà più rinunciare. I chili persi tornano velocemente ed ecco la sindrome a Yo Yo, come se il corpo fosse un elastico…Il nostro corpo è una cosa seria, non lo si può strapazzare con l’ultima dieta alla moda” (G.B. Cavassini, E. Di Nallo – La dieta Padana). Ancora una volta l’autore esprime una verità assoluta. I cibi della tradizione sono un’identità forte, per questo devono venire in aiuto e non essere soggetti di rinuncia. Altro buon piatto per mantenersi leggeri: gli involtini di melanzane. Tradizionalmente usati, nei periodi caldi, sulle tavole del Sud Italia. Introdotta durante le dominazioni asiatiche, la melanzana cresce solo a temperature al di sopra dei 12 gradi.

Ingredienti (per 2 persone):
2 melanzane grosse
prezzemolo
olio extra vergine di oliva
Tonnetto
Pecorino grattuggiato
1 mozzarella tagliata a listarelle
Prezzemolo
Pomodori pachini
Sale
Pepe

Preparazione:
Lavare le melanzane e tagliarle a fettine. Immergerle in acqua e sale e sbolentare per circa 7 minuti. Asciugare. A parte, per il ripieno. Lavorare il tonnetto, precedentemente pulito e lessato, con prezzemolo, pecorino, olio sale e pepe, fino ad ottere un composto omogeneo. Riempire ogni fetta di melanzane con tale composto e la mozzarella. Chiudere ad involtino, aiutandosi con gli stuzzicadenti. In un tegame soffriggere i pomodorini e aggiungere gli involtini di melanzana. Chiudere con un coperchio e cuocere per circa 15 minuti.

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