Le Farchie

Scritto da Claudio il giorno 23/01/2010 alle 11:08
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Anche a Chieti il 16 gennaio facciamo una gran festa per commemorare Sant’Antonio, molto simile, mi pare di capire alla festa che si svolge in Puglia. In tutto il paese per diversi mesi le contrade si impegnano nella messa in scena delle Farchie che sono delle grandi colonne di canne da fiume intrecciate tra di loro. Per il giorno di Sant’Antonio sono portate in processione per poi essere erette. Infine vengono accese. Anche io partecipo alla preparazione delle farchie anche se la parte interessante, non è difficile indovinare, sono le bevute e le mangiate che si fanno per tale occasione. Soprattutto se preparano mia madre, mia nonna e mia zia che conoscono quanto impazzisco per il loro timballo. Per finire sotto i piedi della Majella a cantare a squarciagola e bere a volontà davanti al rosso penetrante ed il calore emessi dal fuoco del falò. Per festeggiare più si è e meglio è, allora ecco la ricetta per chi voglia assaporare il mio piatto preferito.

IL TIMBALLO ALLA TERAMANA  (O ABRUZZESE)

Ingredienti:
Sfoglie di pasta all’uovo tirate piuttosto sottili
Ragù di carne con le polpettine
Mozzarelle
Cacio pecorino grattugiato
Uova sode
Pezzettini di salsiccia secca

Preparazione:
In un tegame soffriggete l’olio extravergine di oliva, cipolla, sedano e carota ed una gran quantità di polpettine che si ottengono lavorando tra le mani un impasto di carne macinata di vitello, salsicce fresche, cacio grattugiato, mollica di pane, uova, sale, pepe. Quando le polpettine sono dorate si unisce la passata di pomodoro, si aggiusta di sale e si continua la cottura a fuoco lento. A parte si lessano le strisce di pasta una o due la volta con cui foderare una teglia da forno. Quando tutta la teglia è ricoperta di pasta, spolverizzare la superficie con cacio grattugiato, pezzetti di uova, salsicce, mozzarelle. Condire con un mestolo di ragù e polpettine. Ricoprire con un secondo strato di pasta e continuare alternando farcitura e pasta, fino a quando la teglia non sarà ricolma. Finire con il ragù. Mettere in forno per circa un’ora a temperatura media.

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Nei mercatini di Natale

Scritto da Claudio il giorno 27/12/2009 alle 14:25
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Quante volte ho letto e visto da servizi vari su tv locali e nazionali discorrere dei mercatini del Natale, incuriosito e sotto veste critica ho deciso che quest’anno era il momento di approfondire la conoscenza di questi luoghi forse magici di certo di un consumo estemporaneo e forse futile. Così da riempire le pagine del mio diario di viaggio che ha avuto inizio con quest’estate 2009 e che mi ha permesso di conoscere culture diverse, lontane dalla mia, fossilizzata alla sola consapevolezza del mio paesino abruzzese. Così da tornare a casa e apprezzare con luce nuova e colori mai visti la realtà che è intorno a me. Invitato dal mio amico Mirko ho girato per Bologna..incantevole e poi, da Dafne a Berlino dove scoprire mercatini dell’usato che hanno da raccontare passati di un regime ormai chiuso nei manuali di storia. Ho constatato quanto l’amore per le cose che richiamano ricordi e affetti siano influenti tanto quanto da me.. Queste sono le migliori considerazioni che ho riportato nel mio diario di viaggio e che vorrei condividere con i lettori di questo diario virtuale.. Per concludere in tono di “Cesarine” ho avuto modo anche di apprezzare anche sapori cucinari differenti e lontani dalla mia tradizione ma che di certo ho molto apprezzato.. a presto qualche ricetta.

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Dal diario delle vacanze: “pane e panelle”

Scritto da Claudio il giorno 18/09/2009 alle 10:25
Archiviato in: Ricette delle Cesarine, Tradizioni

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“Mazze e panelle fanne ri figlie belle, panelle senza mazze fanne ri figlie pazze” che significherebbe “Bastone e pane fanno i figli educati, pane senza bastone …” recita un proverbio o come dico io “Pane e panelle fan le figlie belle” sì perché credo proprio che lì dove si preparano le panelle, in Sicilia, o nel centro di Palermo, fanno certamente bene alla bellezza. Dopo avere visitato le incantevoli città barocche di quest’isola, mi sono innamorato delle abitanti, (intendo le donne), ma anche dei loro usi e tradizioni, ad iniziare dalla tavola (non poteva non essere così, per me abituato ad essere servito da mamma e zie delle prelibatezze abruzzesi). Venti giorni da incanto immerso nella folkloristica cultura siciliana, mangiando a dismisura, così come usano qui con gli ospiti, divorando panelle. Mi è stato spiegato dai miei amici palermitani che panella vuol dire schiacciata, tant’è che utilizzano tale parola per indicare una persona magra, dicendo “… pari na panella”. Oltre la lingua locale ho anche imparato a cucinare alcuni loro piatti. Non potevo non imparare così da deliziare anche le mie zie che di viaggiare non ne vogliono sapere. Le panelle le dovevano provare. Anche se mi sembrano in qualche modo differenti rispetto a quando le gustavo con i miei amici lì in Sicilia. Per mia madre sarà l’acqua diversa o anche il clima, perché la farina di ceci l’ho comprata da Palermo. Chissà. Comunque non è semplice se almeno la prima volta non si è con qualcuno che ben sa farle. La ricetta la riporto ugualmente. Magari chi è più bravo di me non trova le stesse difficoltà.

Materie prime:
(credo che queste quantità possano andar bene per 8/10 persone)
500 gr di farina di ceci
1 mazzetto di prezzemolo
1 l di olio di semi
Sale e pepe q.b.

Preparazione:
In un capiente tegame, stemperate la farina di ceci con alcuni mestoli di acqua, aggiustate di sale, fate cuocere a fuoco lento fino a che la pasta diventa morbida, girando spesso in modo che non si attacchi al fondo del tegame. Aggiungete alcuni rametti tagliati finemente di prezzemolo fresco, stendete, poi, l’impasto su di un piano, preferibilmente di marmo, precedentemente bagnato e unto con olio. Stendete sino ad ottenere uno spessore molto sottile. Lasciatelo raffreddare e tagliate in rettangoli o cerchi (come usa la mia amica Alessia). In una pentola scaldate abbondante olio e friggete le panelle. Ottime con il pane a cui togliere la mollica, appena scaldato in forno.

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Dal diario delle vacanze: Isernia

Scritto da Claudio il giorno 09/09/2009 alle 12:00
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Di ritorno dall’incantevole cittadina molisana, Isernia, mi godo i bei merletti al tombolo acquistati in ricordo di questo incantevole viaggio. Due giorni tra le vie e i luoghi della bellissima città collinare con un fitto bosco dove ho piacevolmente passeggiato. Due giorni, solo due, per scoprire una delle bellezze della nostra penisola. Così la mia estate prosegue e così l’ho strutturata. In viaggio di qua e di là per ritrovare amici cari ma anche conoscere volti nuovi. Un pensiero e ringraziamento a Marilisa per avermi insegnato questa fantastica ricetta, a cui dedico questa pagina del mio diario.

SCAMPI ALL’UBRIACA DELLA ZIA NUCCI

Materie prime:
1,5 kg di scampi
1 cipolla
2 spicchi di aglio
1 rametto di prezzemolo, 1 ciuffo di basilico fresco
1 peperone tipo verde
1 bicchiere di cognac
Olio di oliva
Sale e pepe q.b.

Preparazione:
Lavare gli scampi e rosolarli in olio, cipolla, prezzemolo, basilico e peperone. Attendere che assumano colore e aggiungere poco alla volta un bicchiere di cognac diluito con acqua. Lasciar cuocere a fuoco lento per circa 20 minuti e servire su una base di crostini.

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Gli arrosticini

Scritto da Claudio il giorno 16/08/2008 alle 09:25
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Mia madre ci ha preso gusto nel ricordare e voler condividere il suo sapere in cucina. Così mi ha chiesto di dare anche la ricetta di un piatto che la sera della mia laurea hanno gradito tutti. Non poteva essere diversamente. Gli arrosticini sono una bontà abruzzese, unica. Che sappia anche Madonna (la cantante ovviamente - che tra l’altro proprio oggi compie cinquant’anni - i cui nonni sono originari di un paese in provincia dell’Aquila) ne è ghiotta. A me, come da tradizione, piace accompagnare tale piatto con pane casereccio unto con olio extravergine di oliva. Magari con in sottofondo le canzoni del mitico ‘Nduccio…

Ingredienti:
Carne di castrato o carne di pecora ( quantità a piacere)
Pepe
Sale (da utilizzare solo a fine cottura)

Preparazione:
Tagliare la carne a piccoli pezzi ed infilarla in spiedini di legno di circa 25-30 centimetri di lunghezza. Gli spiedini (li cippe), vengono fatti arrostire sui carboni assolutamente a fuoco basso. Spolverare, infine, con pepe e sale e servire.

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Scrippelle ‘mbusse

Scritto da Claudio il giorno 03/08/2008 alle 09:48
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Invitato dalla cara amica Lucia a scrivere eccomi qui. Sarò veloce e indolore, come scherzosamente sono solito dire. Il testo è prevalentemente frutto di mia mamma, che incapace di usare il computer, non desidera neanche imparare. Sicuramente una brava Cesarina delle tradizioni abruzzesi. Alla ricerca di preparazioni che siano le più vicine al’origine e alla tipicità dei prodotti. Le ho chiesto la ricetta che hai scritto erroneamente con una “p” in meno. Il piatto che ti è tanto piaciuto si chiama “Scrippelle ‘mbusse”. Sono una specie di crêpes servite arrotolate e in brodo. Ecco perché ‘mbusse che in dialetto vuol dire (bagnate). A volte sono usate per timballi al posto delle sfoglie normali. Vengono condite anche con cannella e noce moscata. Sono contento che tu abbia gradito così tanto.

Ingredienti (per 6 persone):

Per le scrippelle:
1 uovo a persona
2 cucchiai rasi di farina per ogni uovo

Per il brodo:
300-400 gr di petto di manzo
300-400 gr di muscolo - osso di ginocchio di bue
1 ala di tacchino
1 di sedano
1 ciuffo di prezzemolo
1 carota gialla
½ cipolla
1 scorzetta di parmigiano
Parmigiano grattugiato
Sale q.b.

Preparazione:
Amalgamare uova e farina, diluendone con un bicchiere di acqua per ogni uovo. Ungere con lardo (o con olio) una padella e lasciarla scaldare. Con un mestolo versare, un poco alla volta, l’impasto. Così da ottenere delle crêpes molto sottili. Lasciare cuocere a fuoco lento. Terminata la cottura delle scrippelle, preparare il brodo. Fare bollire insieme, per circa 2 ore, la carne di manzo, il muscolo, l’osso, l’ala di tacchino e gli odori. Passare il brodo così ottenuto nel colino. Disporre le scrippelle arrotolate sui piatti. Versarvi il brodo e spolverare con parmigiano a volontà.

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