Scritto da Bea il giorno 09/06/2010 alle 16:10
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L’estate come ogni anno fa capolino e non solo per le temperature alte ma anche in tavola..
Rosso, giallo, oro e i tanti colori che questo splendido mese dona alle tavole come ad uno dei piatti classici di questo periodo in casa mia.. da quando ho memoria questo piatto ricorre spesso in questo periodo ed era usato (a quanto mi raccontano) dalla mia bisnonna quando mia padre e gli zii erano piccoli..
la ricetta dei fioroni con la mandorla. I primi fioroni, colti in questo periodo, sono spaccati in due, nel mezzo è riposta una mandorla verde privata della pellicina ancora umida. Riposti in un cassettina di legno sono lasciati essicare al sole per una decina di gioni, coperti da una retina sottile. Trascorso il tempo i fioroni possono essere lavati sotto acqua corrente. Dopo che si son ben asciugati si servono.. (ne assicuro la bonta).
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Scritto da Bea il giorno 31/03/2010 alle 16:56
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Per Pasqua la cucina si colora di primavera e di una festa che ha come protagonista le uova. Da piccola con la nonna ero solita preparare le uova di tanti colori svuotando l’interno con due buchi posti all’estremità. Poi, riponevamo le uova in calzini di nylon vecchi (naturalmente puliti) e li immergevamo in un composto di acqua, prezzemolo, cannella intera e zenzero. Un rituale che vivo ancora con nostalgia perché mi permetteva di avvicinarmi all’amore di una festa intrisa di significati religiosi e d’affetti. Per il giorno di Pasqua, poi, la nonna da tradizione oramai consolidata preparava l’agnello, lasciandolo a mollo in un trito di odori composto da alloro, rosmarino, chiodi di garofano legati all’interno di un sacchetto di lino, una cipolla intera e tanto buon vino bianco fermo. Rosolava l’agnello sul fuoco ed infine lo passava in forno, cospargendo di olio sino a che formasse la crosticina dorata in superficie. Di contorno le patate le rosolava lasciandole immerse per una ventina di minuti in acqua con un cucchiaio di zucchero. Infine completava con un uovo sodo posto al di sopra del piatto di portata .. Buona Pasqua a tutti e alle Cesarine!
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Scritto da Bea il giorno 23/02/2010 alle 15:42
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Ci sono eventi importanti che sono rese commerciali o rituali ma non per questo non degne di essere valorizzati.. così se il simbolo chiave di uno di questi eventi come la festa della donna è la mimosa altrettanta enfasi se ne dà in cucina. Tra le mie tante ricette tradizionali di dolci per questo periodo, oltre la nota torta mimosa, mia nonna quasi 90 anni fa ha realizzato una ricetta semplice che ha reso speciali momenti duri come il periodo di guerra che i miei zii e lei hanno vissuto. Lei, solita “spulciare” la farina di grano, prodotto delle sue campagne, è una delle materie prime utilizzate per tale dolce semplice per amalgamare gli ingredienti antecedentemente uniti quali 100 gr di olio di oliva, 4 uova, 1 bicchiere di mirto, 1 pizzico di sale. In conclusione io utilizzo il lievito per dolci. Inserire in tante piccole formine e infornare a 180° per circa 30 minuti. Al termine, una volta raffredate le formine, disporre su un vassoio e irrorare con un composto di 1 tazza di cioccolata amalgamata con 1/2 bicchiere di mirto e scaglie di cioccolata bianca. Irrorate con questo ogni formina e servite.. per concludere seppur di parte.. TANTI AUGURI A TUTTE LE DONNE (un gesto semplice è apprezzato più di un qualsiasi prezioso pensierino..)
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Scritto da Bea il giorno 05/01/2009 alle 11:29
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A tutto posso rinunciare ma al Panforte no no, no no. Pranzi e cene segnati col rosso sono trascorse. Per il cenone, quest’anno è stato un delirio. Ho mangiato di tutto: il pane toscano con la finocchiona per iniziare, con accanto l’eccellente pecorino senese, la schiacciata, la peperonata, due tipi di torte salate al farro, le ineguagliabili Paparele di zia Antonietta, le braciole e tanto ancora. Per finire con i ricciarelli. Cose sane e tradizionali a cui non resisto. Non fosse altro che come le prepara lei non riesce nessuno, a mio gusto. Così neanche il più forte dei digestivi mi è stato utile. Ne valeva la pena. Ora che l’Epifania è in arrivo, ho deciso che in questi giorni preparerò solo pietanze leggere. Anche perché proprio per il giorno della Befana è un rito mangiare i buonissimi befanotti, ascoltando il dolce canto della Befana lirica di Montalbano. Anche se mia madre come da anni ormai, prepara per le mie figlie e la famiglia, proprio in questi giorni, il Panforte. Secondo lei è il momento migliore. Lontano dagli eccessi ma pur sempre in giorni di festa. Tutte le donne della mia famiglia vengono coinvolte nell’arte della preparazione, anche se è un pretesto per trascorrere dei momenti insieme, preservando tanti cari ricordi. Come la volta in cui aveva lasciato i Panforte sulla cucina a raffreddare ed il cane di allora, Whisky, ne ha goduto, scontrandosi, poi, con l’ira di mia madre. Per il nervoso, quella volta, ha rinunciato anche al pokerino con le amiche. La ricetta è semplice, la preparazione è nell’abilità di disporre gli ingredienti in giusta sequenza. Andiamo ad incominciare.
Ingredienti:
120 gr. di gherigli di noci
200 gr. di mandorle
250 gr. di candito nero di popone
25 gr. di arancia candita e 25 gr. di cedro candito
1 pizzico di cannella in polvere
1 pizzico di vanillina
5 chiodi di garofano
10 semi di coriandolo
170 gr. di farina bianca
300 gr. di zucchero
15 ostie
Preparazione:
Immergete sia le noci che le mandorle in acqua bollente per circa due minuti. Tuffatele subito dopo in acqua fredda. Pelatele. Ora mettetele in forno a 150° per circa 10 minuti. Quando saranno tostate, tritatele. A parte, tagliate a pezzi la frutta candita, unitela a quella secca e mescolate insieme a cannella, vaniglia, chiodi di garofano tritati e semi di coriandolo. Unite 150 gr .di farina e impastate. A parte, in una pentola versate lo zucchero e scaldatelo fino a che formi dei grumi, toglietelo dal fuoco e versatelo sulla frutta. Lavorate l’impasto sino a che diventi compatto. Imprimeteli una forma piatta e alta all’incirca 2 centimetri. Mettetela su una placca rivestita delle ostie, livellando bene. Spolverizzate la superficie con la restante farina e infornate a 150° per circa 30 minuti. A cottura finita, toglietelo dalla placca e tagliate le ostie che fuoriescono. Lasciate raffreddare. Per conservarlo basta avvolgerlo in alluminio.
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