Scritto da Una Dandy il giorno 28/07/2010 alle 16:36
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Incontrando un’amica romana mi ha ricordato una ricetta che di solito mangiavo a Ferentino di ritrovo da Myriam e che qui descrivo per chi volesse assaporare i toni caldi della fantastica cucina capitolina..
Si prendono delle anguille (dette ciriole) si privano della testa, si puliscono accuratamente, si tagliano in pezzi di circa 5 centimetri, si risciacquano e asciugano bene. Si versa in un tegame un pochino di olio aggiungendo uno spicchio di aglio e 4/5 cipolline novelle (preferibilmente tritate). Quando la cipolla risulta imbiondita si pongono le curiole, condendo con sale e pepe e si lasciano insaporire. Poi, si aggiunge un bicchiere di vino bianco e una cucchiaita di salsa di pomodoro. Dopo avere mescolato di tanto in tanto per alcuni minuti, si aggiungono mezzo chilo di piselli sgranati. Infine si copre e si lascia cucocere (eventualmente si asciughi troppo si possono aggiungere dei cucchiai di acqua)..
Poi, per pulir la bocca si gusta l’anguria che solo per l’estate ci fa compagnia.. Buona Estate
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Scritto da Claudio il giorno 23/01/2010 alle 11:08
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Anche a Chieti il 16 gennaio facciamo una gran festa per commemorare Sant’Antonio, molto simile, mi pare di capire alla festa che si svolge in Puglia. In tutto il paese per diversi mesi le contrade si impegnano nella messa in scena delle Farchie che sono delle grandi colonne di canne da fiume intrecciate tra di loro. Per il giorno di Sant’Antonio sono portate in processione per poi essere erette. Infine vengono accese. Anche io partecipo alla preparazione delle farchie anche se la parte interessante, non è difficile indovinare, sono le bevute e le mangiate che si fanno per tale occasione. Soprattutto se preparano mia madre, mia nonna e mia zia che conoscono quanto impazzisco per il loro timballo. Per finire sotto i piedi della Majella a cantare a squarciagola e bere a volontà davanti al rosso penetrante ed il calore emessi dal fuoco del falò. Per festeggiare più si è e meglio è, allora ecco la ricetta per chi voglia assaporare il mio piatto preferito.
IL TIMBALLO ALLA TERAMANA (O ABRUZZESE)
Ingredienti:
Sfoglie di pasta all’uovo tirate piuttosto sottili
Ragù di carne con le polpettine
Mozzarelle
Cacio pecorino grattugiato
Uova sode
Pezzettini di salsiccia secca
Preparazione:
In un tegame soffriggete l’olio extravergine di oliva, cipolla, sedano e carota ed una gran quantità di polpettine che si ottengono lavorando tra le mani un impasto di carne macinata di vitello, salsicce fresche, cacio grattugiato, mollica di pane, uova, sale, pepe. Quando le polpettine sono dorate si unisce la passata di pomodoro, si aggiusta di sale e si continua la cottura a fuoco lento. A parte si lessano le strisce di pasta una o due la volta con cui foderare una teglia da forno. Quando tutta la teglia è ricoperta di pasta, spolverizzare la superficie con cacio grattugiato, pezzetti di uova, salsicce, mozzarelle. Condire con un mestolo di ragù e polpettine. Ricoprire con un secondo strato di pasta e continuare alternando farcitura e pasta, fino a quando la teglia non sarà ricolma. Finire con il ragù. Mettere in forno per circa un’ora a temperatura media.
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Scritto da Una Dandy il giorno 13/01/2010 alle 14:34
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Una battaglia inusuale è quella che si apre ad Ivrea dal 6 gennaio sino alla fine di febbraio. La ricorrenza da festeggiare è il Carnevale. Si inizia per la Befana con la sfilata per la città al suono della Diana. Di contorno c’è, poi, il passaggio dei poteri e la consegna della sciabola e la feluca a chi deterrà il potere di Generale. Solo per l’8 c’è la Fagiolandia, quando i cinque quintali di “fagioli grassi” sono cotti e offerti. Divertente è a mio dire la battaglia delle arance che conclude il carnevale. Antico retaggio dell’Ottocento quando le donzelle dal balcone, al passaggio del carrozzone, lanciarono di getto arance per diletto. Ancor prima, nel Medioevo, eran usati i fagioli del feudatario. Due volte l’anno questo donava una pignatta di fagioli ai poveri della città. Per il disprezzo i riceventi gli usavan per i propri discernimenti. Come scherzosi proiettili da lanciare ad improvvisati avversari per la carnevalata. Il piatto che dai fagioli è ricavato diviene, se ben condito, deliziosa rarità. Seppur piatto contadino, è divenuto ricco e cittadino. Provalo anche tu seguendo la ricetta che ti do quaggiù.
Ingredienti:
Fagioli
Salamella
Cotiche di maiale
Preparazione:
Metti a bagno in acqua fredda i fagioli per un dì. Per il giorno appresso, lavali e cuocili con l’acqua della salamella, insieme a quest’ultima e la cotica di maiale per un intero giorno, sin dalla mattina. Presta attenzione alla cottura. Il giorno seguente assaggia questa sicura bontà.
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Scritto da Lucia il giorno 01/12/2009 alle 13:25
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Un mite autunno
E viene il tempo degli alberi
che lasciano cadere foglie d’oro.
E viene il tempo
dei giorni che si accorciano.
Le notti sono lunghe
e ogni sera ha un nome.
sempre nuovo di fiabe.
Nel vano della finestra
una stellina si ferma ad ascoltare.
E. Borches
Così arriva anche il momento di bilancio… quello di un anno trascorso tra le cose fatte e ritenute importanti e quante invece da fare, ferme lì. In sospeso. La certezza è che quell’umanità nascosta da impegni che sovrastano e s’infrangono su sogni e sentimenti: sono riuscita, in quanto volevo, a dar conferma ai miei propositi migliori… sì proprio quelli che esattamente un anno fa mi ero ripromessa, capendo quanto tempo impegni e lavoro avevano sacrificato i miei affetti. In circostanze non sospette qualcuno ti fa notare di non stare bene e il mondo sembra arrivare e concludersi intorno a quella persona, che ami che apprezzi e che è riuscita a farti diventare ciò che sei… Così in tempo di bilancio capisci quanto poco tempo, a lei, ma non solo, hai dedicato… ed è così che nascono i buoni e giusti propositi. A queste persone dedico una ricetta che mi preparavano in prossimità del mio compleanno e che condivido per augurare a tutti un Felice Bilancio!! Mettete nel pacco dono quanto di meglio c’è di voi stessi: in fondo è solo questo spesso che ci viene richiesto ma che sovente dimentichiamo.
LA TORTA DI ZIA MARIA ROSA
Ingredienti:
Per il Pan di Spagna
150 gr di burro
3 uova
2 cucchiai di liquore dolce
2 chiodi di garofano
Buccia grattugiata di ½ limone
50 gr di cioccolato in polvere amaro
100 gr di gherigli di noci tritate
300 gr di farina
1 bicchiere di latte
1 pizzico di sale
1 bustina di lievito per dolci
Per decorare
4 cucchiai di zucchero
4 di farina 00
3 cucchiai di liquore dolce
30 gr di burro
½ litro di panna
Preparazione:
In un recipiente abbastanza grande unite il burro precedentemente sciolto, le uova lo zucchero e amalgamate. Incorporatevi i chiodi di garofano, (da tirar via prima di aggiungere il lievito), il liquore, il cioccolato in polvere, le noci e la buccia grattugiata del limone. Rimestate con cura sempre nello stesso senso. Aggiungete a poco a poco la farina e poi il latte. Quando il composto è omogeneo aggiungete il lievito e disponete in una teglia precedentemente imburrata e cosparsa di farina. Lasciate in forno per circa 45 minuti a 180°. Intanto che il pan di spagna cuoce, in un pentolino, preparate la crema, unendo tutti gli ingredienti e portate a bollore rimestando continuamente in un unico senso. Lasciate raffreddare. A tal punto, aprite in due parti il pan di Spagna e ricoprite con la crema. Richiudete con una certa accortezza. Spolverizzate con zucchero a velo.
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Scritto da Doc il giorno 05/11/2009 alle 14:48
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Affitto un vecchio film di Vittorio De Sica, un titolo importante “Ladri di biciclette” e inizio a vederlo con grande curiosità, all’ennesima visione di un film che suscita in me sentimenti contrastanti: il dispiacere verso la situazione non facile e di estrema povertà vissuta dai protagonisti, che con ingegno ma anche grande sfortuna, cercano di tirare avanti, e simpatia e stima verso questi ultimi che cercano di ricavare il meglio dai pochi mezzi a disposizione, per offrire ciò che di materiale esiste e di cui si ha bisogno in vita, per quel grande amore che guida le relazioni personali. Mi soffermo su una scena che credo disegni quello che era il contesto sociale e inizio a piangere vedendo lo sforzo fatto da Antonio nei confronti del figlio Bruno, abituato a lavorare nonostante la giovane età, che per farsi perdonare dello scatto d’ira avuto durante la ricerca della bicicletta rubata, ha deciso di offrire al figlio ciò che non potrebbe permettersi, un pranzo in trattoria. Bruno, impacciato, ordina le mozzarelle in carrozza, mentre il bambino accanto, figlio di piccoli borghesi, mangia perfettamente a suo agio provocando il povero Bruno. Scene certo di un tempo che qualcuno ritiene difficilmente riscontrabili oggi, ma che mi sembrano così attuali nella piccola realtà in cui vivo. A Bruno dedico la ricetta: “Mozzarelle in carrozza”.
Materie prime per 4 persone:
8 fette di pane da toast o cassetta
2 uova
Farina 00
1 mozzarella grande
Mezzo bicchiere di latte
Olio extravergine d’oliva
Sale q.b.
Preparazione:
Tagliate dal pane in fette la crosta sui quattro lati e disponetelo per qualche minuto nelle uova, precedentemente sbattute con il latte. Passate, poi, il pane nella farina e di nuovo nelle uova. A parte, tagliate la mozzarella in 4 fette piuttosto alte e passate anche queste nelle uova sbattute. Posizionate la mozzarella in mezzo a due fette di pane come a formare un “sandwich”, ripassando nuovamente tutto, in sequenza, nella farina e nelle uova, cercando di imprimere una leggera pressione alle fette di pane. Nel frattempo, in una pentola per friggere, scaldate abbondante olio di oliva, in cui friggere la mozzarella da ambo i lati. Sgocciolate, infine, su carta assorbente e assaporate come se foste in una bella località partenopea.
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Scritto da Claudio il giorno 18/09/2009 alle 10:25
Archiviato in: Ricette delle Cesarine, Tradizioni
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“Mazze e panelle fanne ri figlie belle, panelle senza mazze fanne ri figlie pazze” che significherebbe “Bastone e pane fanno i figli educati, pane senza bastone …” recita un proverbio o come dico io “Pane e panelle fan le figlie belle” sì perché credo proprio che lì dove si preparano le panelle, in Sicilia, o nel centro di Palermo, fanno certamente bene alla bellezza. Dopo avere visitato le incantevoli città barocche di quest’isola, mi sono innamorato delle abitanti, (intendo le donne), ma anche dei loro usi e tradizioni, ad iniziare dalla tavola (non poteva non essere così, per me abituato ad essere servito da mamma e zie delle prelibatezze abruzzesi). Venti giorni da incanto immerso nella folkloristica cultura siciliana, mangiando a dismisura, così come usano qui con gli ospiti, divorando panelle. Mi è stato spiegato dai miei amici palermitani che panella vuol dire schiacciata, tant’è che utilizzano tale parola per indicare una persona magra, dicendo “… pari na panella”. Oltre la lingua locale ho anche imparato a cucinare alcuni loro piatti. Non potevo non imparare così da deliziare anche le mie zie che di viaggiare non ne vogliono sapere. Le panelle le dovevano provare. Anche se mi sembrano in qualche modo differenti rispetto a quando le gustavo con i miei amici lì in Sicilia. Per mia madre sarà l’acqua diversa o anche il clima, perché la farina di ceci l’ho comprata da Palermo. Chissà. Comunque non è semplice se almeno la prima volta non si è con qualcuno che ben sa farle. La ricetta la riporto ugualmente. Magari chi è più bravo di me non trova le stesse difficoltà.
Materie prime:
(credo che queste quantità possano andar bene per 8/10 persone)
500 gr di farina di ceci
1 mazzetto di prezzemolo
1 l di olio di semi
Sale e pepe q.b.
Preparazione:
In un capiente tegame, stemperate la farina di ceci con alcuni mestoli di acqua, aggiustate di sale, fate cuocere a fuoco lento fino a che la pasta diventa morbida, girando spesso in modo che non si attacchi al fondo del tegame. Aggiungete alcuni rametti tagliati finemente di prezzemolo fresco, stendete, poi, l’impasto su di un piano, preferibilmente di marmo, precedentemente bagnato e unto con olio. Stendete sino ad ottenere uno spessore molto sottile. Lasciatelo raffreddare e tagliate in rettangoli o cerchi (come usa la mia amica Alessia). In una pentola scaldate abbondante olio e friggete le panelle. Ottime con il pane a cui togliere la mollica, appena scaldato in forno.
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Scritto da Claudio il giorno 09/09/2009 alle 12:00
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Di ritorno dall’incantevole cittadina molisana, Isernia, mi godo i bei merletti al tombolo acquistati in ricordo di questo incantevole viaggio. Due giorni tra le vie e i luoghi della bellissima città collinare con un fitto bosco dove ho piacevolmente passeggiato. Due giorni, solo due, per scoprire una delle bellezze della nostra penisola. Così la mia estate prosegue e così l’ho strutturata. In viaggio di qua e di là per ritrovare amici cari ma anche conoscere volti nuovi. Un pensiero e ringraziamento a Marilisa per avermi insegnato questa fantastica ricetta, a cui dedico questa pagina del mio diario.
SCAMPI ALL’UBRIACA DELLA ZIA NUCCI
Materie prime:
1,5 kg di scampi
1 cipolla
2 spicchi di aglio
1 rametto di prezzemolo, 1 ciuffo di basilico fresco
1 peperone tipo verde
1 bicchiere di cognac
Olio di oliva
Sale e pepe q.b.
Preparazione:
Lavare gli scampi e rosolarli in olio, cipolla, prezzemolo, basilico e peperone. Attendere che assumano colore e aggiungere poco alla volta un bicchiere di cognac diluito con acqua. Lasciar cuocere a fuoco lento per circa 20 minuti e servire su una base di crostini.
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Scritto da Lucia il giorno 28/08/2009 alle 12:08
Archiviato in: Ricette delle Cesarine, Tradizioni
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In Puglia, nel Salento, davanti al blu del mare, a mangiare pizza di mare o meglio pizza patate e cozze.
Materie Prime:
(ricetta di zia Concetta)
800 gr di farina
3 uova
500 gr di cozze
½ bicchiere di latte
1 mazzetto di prezzemolo
Sale q.b.
Pepe
Preparazione:
Lavare le cozze e sgusciare. In una ciotola capiente versare le patate precedentemente lessate e schiacciate. Unire le cozze, le uova, il prezzemolo, aggiustare di sale e pepe e amalgamare. Aggiungere il latte e la farina sino ad ottenere un composto compatto. In un tegame scaldare abbondante olio e versare il composto da fare dorare da entrambi i lati. Servire su di un piatto da portata.
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Scritto da Zia Pia il giorno 14/08/2009 alle 21:47
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Gente fiera ma anche forte di radici cucinarie importanti. Così nel mio viaggio in Toscana, alla tavola di due mie amiche, ho scoperto come loro si ritengano gli antesignani della cucina anche francese. Tanti gli aneddoti di cui si sono allietate le nostre conversazioni. In particolate la mia amica Fiorenza ha tenuto a precisarmi che quando in questa bellissima regione si parla di buona cucina non si può che raccontare di Caterina dé Medici, moglie di Enrico II di Francia, inappagata della cucina d’oltralpe, convocò a corte i cuochi fiorentini che per bravura e capacità possono ritenersi i precursori di quella che oggi è definita la “cucina francese”. Tra aneddoti e racconti davanti ai piatti tradizionali e di famiglia, che Fiorenza ha abilmente proposto, ho gradito in particolare i panigacci, di cui ho avuto conferma di poter dare la ricetta e che ho aiutato a fare, divertendomi molto.
Materie prime:
400 gr di farina
1 litro di acqua
1 patata di grandezza media
½ bicchiere di olio d’oliva
Sale q.b.
(da condire con salumi toscani)
Preparazione:
Su una spianatoia versare la farina e mescolare con acqua fredda, aggiustando di sale, ottenendo così un impasto liscio ed elastico. Fatelo riposare per circa 1 ora, trascorsi i quali, passate l’impasto al setaccio per togliere grumi eventuali, cercando di ottenere una consistenza liquida. In un testo in terracotta, da ungere con la patata intrisa di olio da far scaldare, versate un mestolo di composto. Cercate di distribuirlo in modo uniforme, come per una frittata. Formate una pila sino a terminare il composto. Passate, poi, nel forno preriscaldato a 250° sino a che i panigacci diventano croccanti e gustateli con salumi e formaggi. Assicuro la bontà.
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Scritto da Zia Pia il giorno 07/08/2009 alle 10:18
Archiviato in: Ricette delle Cesarine, Storie
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La mia casa si affaccia sulla parrocchia e seppure non posso andare ancora al mare sento già l’aria di vacanze. Ogni mattina, infatti, mi affaccio e vedo i bambini tutti vestiti allo stesso modo salire sul pullman che li porta al mare. Che gioia. Così penso alle onde blu che mi fanno riflettere a quanto siamo piccoli di fronte l’immensità. Poi, vedo le mamme che comprano pizzette, panini e così penso che anche il pasto diventa un momento di svago e divertimento. Per tale motivo mi è venuta in mente una ricetta semplice da fare, facile da trasportare e non difficile da digerire. Per dare un tocco magico a momenti e ricordi preziosi ai bambini che si recano al mare. Allora non solo paletta, secchiello e ombrelloni.. ma un cesto ricco di pollo con i peperoni nell’acqua del mediterraneo.
Materie prime:
1 pollo
1 kg di peperoni
1 cipolla bianca
1 rametto di rosmarino e 2 foglie di alloro
Olio di oliva
Sale q.b.
Pepe
500 gr di pomodori pelati
Preparazione:
Lavate e arrostite i peperoni in forno. Una volta che si sono raffreddati, spellarli e tagliarli a listarelle. Lavare il pollo e tagliarlo a pezzi piccoli, prestando attenzione a togliere gli ossicini. Lasciarlo in ammollo con vino, rosmarino e alloro per almeno 30 minuti. Asciugarlo e passarlo in forno a 180° bagnando con abbondante olio di oliva. Lasciare sino a che si rosolino. A parte, affettate la cipolla sottilmente, e soffriggetela in abbondante olio di oliva sino a che imbiondisca, unire i pelati e aggiustare di sale. Portate ad ebollizione e aggiungete i pezzi di pollo, aggiustate di pepe, e lasciate a cuocere per circa mezzora a fuoco moderato. A tal punto, aggiungete i peperoni a listarelle, aggiustate, se necessario, ancora di sale. Una volta pronto può essere conservato in recipienti termici e mangiato al mare all’ora di pranzo.
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