Nei mercatini di Natale

Scritto da Claudio il giorno 27/12/2009 alle 14:25
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Quante volte ho letto e visto da servizi vari su tv locali e nazionali discorrere dei mercatini del Natale, incuriosito e sotto veste critica ho deciso che quest’anno era il momento di approfondire la conoscenza di questi luoghi forse magici di certo di un consumo estemporaneo e forse futile. Così da riempire le pagine del mio diario di viaggio che ha avuto inizio con quest’estate 2009 e che mi ha permesso di conoscere culture diverse, lontane dalla mia, fossilizzata alla sola consapevolezza del mio paesino abruzzese. Così da tornare a casa e apprezzare con luce nuova e colori mai visti la realtà che è intorno a me. Invitato dal mio amico Mirko ho girato per Bologna..incantevole e poi, da Dafne a Berlino dove scoprire mercatini dell’usato che hanno da raccontare passati di un regime ormai chiuso nei manuali di storia. Ho constatato quanto l’amore per le cose che richiamano ricordi e affetti siano influenti tanto quanto da me.. Queste sono le migliori considerazioni che ho riportato nel mio diario di viaggio e che vorrei condividere con i lettori di questo diario virtuale.. Per concludere in tono di “Cesarine” ho avuto modo anche di apprezzare anche sapori cucinari differenti e lontani dalla mia tradizione ma che di certo ho molto apprezzato.. a presto qualche ricetta.

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Viaggiando con la mente

Scritto da Lucia il giorno 01/12/2009 alle 13:25
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Un mite autunno

E viene il tempo degli alberi
che lasciano cadere foglie d’oro.
E viene il tempo
dei giorni che si accorciano.
Le notti sono lunghe
e ogni sera ha un nome.
sempre nuovo di fiabe.
Nel vano della finestra
una stellina si ferma ad ascoltare.
E. Borches

Così arriva anche il momento di bilancio… quello di un anno trascorso tra le cose fatte e ritenute importanti e quante invece da fare, ferme lì. In sospeso. La certezza è che quell’umanità nascosta da impegni che sovrastano e s’infrangono su sogni e sentimenti: sono riuscita, in quanto volevo, a dar conferma ai miei propositi migliori… sì proprio quelli che esattamente un anno fa mi ero ripromessa, capendo quanto tempo impegni e lavoro avevano sacrificato i miei affetti. In circostanze non sospette qualcuno ti fa notare di non stare bene e il mondo sembra arrivare e concludersi intorno a quella persona, che ami che apprezzi e che è riuscita a farti diventare ciò che sei… Così in tempo di bilancio capisci quanto poco tempo, a lei, ma non solo, hai dedicato… ed è così che nascono i buoni e giusti propositi. A queste persone dedico una ricetta che mi preparavano in prossimità del mio compleanno e che condivido per augurare a tutti un Felice Bilancio!! Mettete nel pacco dono quanto di meglio c’è di voi stessi: in fondo è solo questo spesso che ci viene richiesto ma che sovente dimentichiamo.

LA TORTA DI ZIA MARIA ROSA

Ingredienti:
Per il Pan di Spagna
150 gr di burro
3 uova
2 cucchiai di liquore dolce
2 chiodi di garofano
Buccia grattugiata di ½ limone
50 gr di cioccolato in polvere amaro
100 gr di gherigli di noci tritate
300 gr di farina
1 bicchiere di latte
1 pizzico di sale
1 bustina di lievito per dolci
Per decorare
4 cucchiai di zucchero
4 di farina 00
3 cucchiai di liquore dolce
30 gr di burro
½ litro di panna

Preparazione:
In un recipiente abbastanza grande unite il burro precedentemente sciolto, le uova lo zucchero e amalgamate. Incorporatevi i chiodi di garofano, (da tirar via prima di aggiungere il lievito), il liquore, il cioccolato in polvere, le noci e la buccia grattugiata del limone. Rimestate con cura sempre nello stesso senso. Aggiungete a poco a poco la farina e poi il latte. Quando il composto è omogeneo aggiungete il lievito e disponete in una teglia precedentemente imburrata e cosparsa di farina. Lasciate in forno per circa 45 minuti a 180°. Intanto che il pan di spagna cuoce, in un pentolino, preparate la crema, unendo tutti gli ingredienti e portate a bollore rimestando continuamente in un unico senso. Lasciate raffreddare. A tal punto, aprite in due parti il pan di Spagna e ricoprite con la crema. Richiudete con una certa accortezza. Spolverizzate con zucchero a velo.

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Le vacanze sono in fine ma il Panforte no

Scritto da Bea il giorno 05/01/2009 alle 11:29
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A tutto posso rinunciare ma al Panforte no no, no no. Pranzi e cene segnati col rosso sono trascorse. Per il cenone, quest’anno è stato un delirio. Ho mangiato di tutto: il pane toscano con la finocchiona per iniziare, con accanto l’eccellente pecorino senese, la schiacciata, la peperonata, due tipi di torte salate al farro, le ineguagliabili Paparele di zia Antonietta, le braciole e tanto ancora. Per finire con i ricciarelli. Cose sane e tradizionali a cui non resisto. Non fosse altro che come le prepara lei non riesce nessuno, a mio gusto. Così neanche il più forte dei digestivi mi è stato utile. Ne valeva la pena. Ora che l’Epifania è in arrivo, ho deciso che in questi giorni preparerò solo pietanze leggere. Anche perché proprio per il giorno della Befana è un rito mangiare i buonissimi befanotti, ascoltando il dolce canto della Befana lirica di Montalbano. Anche se mia madre come da anni ormai, prepara per le mie figlie e la famiglia, proprio in questi giorni, il Panforte. Secondo lei è il momento migliore. Lontano dagli eccessi ma pur sempre in giorni di festa. Tutte le donne della mia famiglia vengono coinvolte nell’arte della preparazione, anche se è un pretesto per trascorrere dei momenti insieme, preservando tanti cari ricordi. Come la volta in cui aveva lasciato i Panforte sulla cucina a raffreddare ed il cane di allora, Whisky, ne ha goduto, scontrandosi, poi, con l’ira di mia madre. Per il nervoso, quella volta, ha rinunciato anche al pokerino con le amiche. La ricetta è semplice, la preparazione è nell’abilità di disporre gli ingredienti in giusta sequenza. Andiamo ad incominciare.

Ingredienti:
120 gr. di gherigli di noci
200 gr. di mandorle
250 gr. di candito nero di popone
25 gr. di arancia candita e 25 gr. di cedro candito
1 pizzico di cannella in polvere
1 pizzico di vanillina
5 chiodi di garofano
10 semi di coriandolo
170 gr. di farina bianca
300 gr. di zucchero
15 ostie

Preparazione:
Immergete sia le noci che le mandorle in acqua bollente per circa due minuti. Tuffatele subito dopo in acqua fredda. Pelatele. Ora mettetele in forno a 150° per circa 10 minuti. Quando saranno tostate, tritatele. A parte, tagliate a pezzi la frutta candita, unitela a quella secca e mescolate insieme a cannella, vaniglia, chiodi di garofano tritati e semi di coriandolo. Unite 150 gr .di farina e impastate. A parte, in una pentola versate lo zucchero e scaldatelo fino a che formi dei grumi, toglietelo dal fuoco e versatelo sulla frutta. Lavorate l’impasto sino a che diventi compatto. Imprimeteli una forma piatta e alta all’incirca 2 centimetri. Mettetela su una placca rivestita delle ostie, livellando bene. Spolverizzate la superficie con la restante farina e infornate a 150° per circa 30 minuti. A cottura finita, toglietelo dalla placca e tagliate le ostie che fuoriescono. Lasciate raffreddare. Per conservarlo basta avvolgerlo in alluminio.

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Il pandoro di Capodanno

Scritto da Una Dandy il giorno 01/01/2009 alle 11:11
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Sulle tavole per Natale oltre al panettone,
il pandoro non vorrίa mancare.
Niente uvetta, né canditi, un gusto che impreziosisce i palati indecisi.
Per il brindisi di fine anno è utilizzato
Per gridare in coro è arrivato il Nuovo Anno…
I botti sono esplosi e i vecchi malanni andati
Il pandoro fa festa tutti i giorni che verranno.
Infine, per risparmiare nei giorni di festa segui la ricetta…

Ingredienti:
300 gr. di farina
Lievito di birra
Vaniglia in polvere
100 gr. di zucchero
4 uova
180 gr. di burro
Sale
Zucchero a velo

Preparazione:
In una ciotola piccola sciogliere il lievito con un cucchiaio di farina e poche gocce di acqua tiepida. Coprire con un telo e lasciar riposare per circa 15 minuti. A parte mescolare 60 gr. di farina, 25 gr. di zucchero, un uovo intero e una noce di burro sciolto antecedentemente a bagnomaria. Dopo che l’impasto è lievitato incorporare l’ultimo preparato e mescolare velocemente. Coprite con il telo e lasciate riposare per almeno un’ora. Intanto in una ciotola mescolare 120 gr. di farina, 40 gr. di zucchero, una noce di burro fuso, un uovo e due bianchi, un pizzico di sale. Aggiungerlo alla pasta che nel frattempo è lievitata e lavorare il tutto senza interruzione per circa un quarto d’ora, aggiungendo altri 50 gr. di farina. Sino ad ottenere una pasta elastica e morbida da coprire nuovamente e lasciar lievitare per altre tre ore. Terminato il tempo distendere il composto su una superficie infarinata, incorporare il resto del burro ammorbidito, con l’aiuto di un mattarello, lasciando un po’ di burro da parte per imburrare la teglia. Spianate più volte l’impasto. Lasciate, poi, riposare la pasta per 20 minuti. Ripetere quest’ultima operazione per altre 2 volte. Facendo riposare l’impasto per 20 minuti. Nel frattempo ungete una teglia alta e stretta, cospargetela con due cucchiai di zucchero, disponete l’impasto, copritelo e lasciatelo lievitare per altri 30 minuti. Importante che la pasta raggiunga il bordo. Mettere in forno preriscaldato a 180°. Cuocere per 30 minuti. Lasciate raffreddare il dolce a forno aperto. Servite su piatto da portata e cospargete di zucchero a velo prima di servirlo.

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Cassata di casa mia

Scritto da Effeppi il giorno 30/12/2008 alle 09:35
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Grande merito ai siciliani per aver inventato la cassata. Talmente squisito questo dolce, che i napoletani se ne sono impossessati anche se con qualche piccola modifica. Del resto molte sono le tradizioni che ci accomunano ai siciliani anche in campo gastronomico, la vicinanza, il clima, la somiglianza e soprattutto il fatto di aver fatto parte per molti decenni dello stesso Regno. Cosa non da poco!
Comunque la cassata è entrata nella tradizione napoletana quale dolce delle feste natalizie ed in particolare a Capodanno. A differenza però di altri dolci che caratterizzano tipicamente il Natale la cassata la si può trovare in pasticceria tutto l’anno anche sotto forma di porzione ridotta con il nome di “cassatina”.
La ricetta che vi presento qui di seguito è una preparazione della mia famiglia.

Ingredienti:
Per il pan di Spagna

6 uova
180 gr. di farina
150 gr. di zucchero,
1 lievito Pan degli Angeli
1 bustina di zucchero vanigliato
un po’ di buccia di limone grattugiata

Per l’impasto
1 kg di ricotta di mucca freschissima
800 gr. di zucchero semolato
200 gr. di gocce di cioccolato
1 cedro candito
1 mandarino candito
150 gr di scorzette di arancio candite
100 gr. di ciliegine candite

Preparazione:
Preparare un pan di Spagna mescolando le uova precedentemente tolte dal frigo, la farina, lo zucchero, il Pan degli angeli, lo zucchero vanigliato. Versare il composto in una teglia di 26 cm. di diametro e metterlo in forno preriscaldato a 180°.
Nel frattempo lavorare la ricotta con lo zucchero fino a che abbia raggiunto la consistenza di una crema.
Lasciare riposare la ricotta in frigo.
Tagliare il pan di Spagna in spicchi sottili e dopo aver ricoperto con carta di alluminio una teglia adagiare gli spicchi sul fondo e sui lati .
Preparare uno sciroppo con un bicchierino di rum, 250 gr. di acqua e 4 cucchiai di zucchero.
Bagnare il pan di Spagna con lo sciroppo.
Conservare una ciotola di circa 200 gr. di ricotta e tenerla da parte.
Mischiare le gocce di cioccolato nella restante ricotta, mischiare e versare la crema sul pan di Spagna. Chiudere con altre fette di pan di Spagna. Bagnare anche un po’ il fondo. Chiudere con carta di alluminio.
Mettere in frigo per almeno una notte avendo l’accortezza di adagiare qualche peso leggero sul coperchio della torta affinché il composto si assesti.
Sformare su di un piatto di portata e spalmare la restante crema sul pan di Spagna e decorare con la frutta candita.

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Il panettone artigianale

Scritto da Una Dandy il giorno 26/12/2008 alle 14:24
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Non può, nei giorni di Natale, mancare il panettone per accompagnare l’augurio finale… Cin, cin!

Ingredienti:
500 gr. di farina bianca
30 gr. di lievito di birra
80 gr. di uvetta
40 gr. di cedro e arancia canditi
100 gr. di zucchero
6 uova
220 gr. di burro

Preparazione:
Ponete su un piano da lavoro la farina, formate nel centro come una fontana, in cui versare il lievito sciolto in una tazzina di acqua tiepida. Impastate sino a formare un composto liscio e morbido. Imprimete la forma di un panetto, ponetelo in una terrina infarinata, coperto con un canovaccio inumidito da acqua calda. Lasciate lievitare per 2-3 ore, anche in forno spento, fino a che raddoppi (tale operazione andrà ripetuta una seconda volta). Dopo, versate sulla spianatoia altra farina, mettete al centro il panetto lievitato, aggiungete pochissima acqua tiepida e amalgamate i due composti. Lasciate lievitare per altre 2-3 ore, affinché raddoppi ancora di volume. A parte, mettete a bagno l’uvetta in acqua tiepida per 15-20 minuti, poi, sgocciolatela e asciugatela. Tagliate i canditi in piccoli dadi. Versate lo zucchero in una casseruola e scioglietelo con 2 dl di acqua calda, ponete sul fuoco e lasciatelo sobbollire mescolando, fino ad avere uno sciroppo fluido e limpido. Lasciarlo intiepidire. Aggiungere a questo sciroppo 4 uova e 2 tuorli, girare con la frusta, mentre è a bagnomaria. A parte in un pentolino fate fondere 120 gr. di burro. Versate sul piano da lavoro la restante farina, cospargetela con un pizzico di sale, ponete al centro il secondo panetto lievitato, versate il burro a filo ed iniziate ad impastare unendo prima il burro fuso, poi, il composto di burro e le uova. Lavorate l’impasto sino a renderlo compatto. A tal punto, incorporate l’uvetta ed i canditi, in modo che si distribuiscano bene nell’impasto. In ultimo, giratelo su se stesso in un unico senso. Prendete la carta da forno e tagliatela a forma di disco di circa 20 cm, imburratelo da entrambi i lati e riponetela in una teglia dai bordi alti. Imburrate altra carta da forno da entrambi i lati per ricoprire i bordi della teglia. Mettete, l’impasto del panettone, al centro della teglia e lasciate a lievitare in forno chiuso a 30° per circa 6 ore. Togliete delicatamente il panettone dal forno, portate quest’ultimo a 220°. Incidete una croce sulla superficie del dolce e cuocetelo per 5 minuti. Toglietelo dal forno, cospargetelo con il burro rimasto a fiocchetti. Riponete in forno. Abbassando gradualmente la temperatura sino a 180°, sino a che il panettone tende a colorire. Cuocere per circa 1 ora. Lasciare raffreddare in forno a sportello aperto… ineguagliabile per accompagnare il brindisi finale.

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Verzolini della Vigilia

Scritto da Una Dandy il giorno 21/12/2008 alle 22:55
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Sotto le feste di mangiar ne son lieto. Specialmente in compagnia, con parenti e amici, per trincare in allegria. Quando poi giunge la Vigilia, zia Giuliana, che in cucina certo non è una frana, per tener il palato contento i Verzolini della vigilia prepara a fuoco lento. Di ricette tradizionali, sia emiliane che romagnole, ce ne son tante da riempire, se volete, anche un elefante. Cappelletti e cappellacci, di secondi ne son ricchi i piatti.
Per finire in allegria, lì trionfanti ad entrar, la Spongata e il Certosino, che la tristezza tiran via.
Per poter brindare in coro “Viva il Natale ed il ristoro”.

Ingredienti per 8 persone:
600 gr. di foglie di verza
100 gr. di mollica di pane raffermo
1dl di latte
200 gr. di parmigiano
3 uova
70 gr. di pangrattato
20 gr. di burro
2 cucchiai di olio extravergine di oliva
2 scalogni
200 gr. di salsa
Sale q.b.
Pepe

Preparazione:
Mettere a bagno nel latte la mollica di pane. A parte, lavate le foglie di verza, da far bollire in abbondante acqua salata per circa 8 minuti. Asciugatele dall’acqua e disponete le foglie su due canovacci. Incidete la costa. Disponete le restanti foglie in una terrina con il pane raffermo strizzato e sminuzzato, il parmigiano, le uova, il pangrattato e un pizzico di sale. Dividete, poi, il composto così formato in tanti mucchietti e adagiateli al centro delle foglie. Chiudete, queste ultime, ad involtino e fissate con spago da cucina. A parte, in un tegame fate sciogliere il burro, con olio e gli scalogni tritati. Quando questi diventano trasparenti, adagiatevi gli involtini di verza e rosolateli da entrambi i lati, cercando di girarli con delicatezza. Versate la salsa di pomodoro e 2 dl di acqua, salate e portate a cottura su fiamma bassa, per circa 45 minuti. Rigirate di tanto in tanto e se occorre, unite altra acqua. Ricordate di togliere lo spago nel momento in cui gustate i Verzolini della vigilia.

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Le pittule

Scritto da Lucia il giorno 18/12/2008 alle 12:21
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Ghirlande, palline, nastrini, campanelle e decorazioni che si tramandano da generazioni sono tutte nelle scatole in cantina. Come sempre mia mamma la sera del 7 novembre và a prenderle. Il giorno dopo, Festa dell’Immacolata, di rigore è preparare l’albero e l’immancabile presepe. Alla base le cassette della frutta, su cui adagiare la legna per il fuoco per dare l’effetto del movimento. Il tutto rivestito da carta montagna. Dietro, invece, la carta stellata per il cielo. La capanna, fatta da un amico che non c’è più in carta crespa, la Madonna, San Giuseppe, il bue, l’asinello, manca solo Gesù Bambino che si mette dopo la cena della Vigilia, il 24 dicembre. Poi, pecore, pastori, un laghetto ricavato da un pezzo di specchio su cui mettere le paperelle. Le luci tutti intorno, dai toni del bianco. L’albero rigorosamente sui toni del blu. Mentre noi figli definiamo la fine del presepe e dell’albero nel salone centrale, mia mamma passa in cucina per preparare le immancabili Pittule, come direbbe mia nonna, “a devozione del Signore”. Garantisco buone. Un piatto della tradizione pugliese, principalmente Salentina, quando le materie prime erano poche e l’astinenza che la Chiesa imponeva prima delle feste era seguita con maggior rettitudine. Un impasto semplice ma gustoso. Per il quale ci sono varianti come Pittule con il baccalà, Pittule con cavoli, Pittule con alici, Pittule con pomodori e capperi.

Ingredienti:
1 Kg di farina 00
2 cucchiai di farina di grano
Olio extra vergine di oliva
Sale q.b.
Lievito di birra

Preparazione:
In una scodella, versare la farina e formate come una fontana nel centro. Versare il lievito di birra precedentemente sciolto in acqua tiepida con 2 cucchiai di sale e un pizzico di zucchero. Aggiungete 2 cucchiai di olio e girate. L’impasto ottenuto non deve essere molto compatto. Coprite con uno strofinaccio e lasciate riposare per un paio di ore in frigo. Scaldate l’olio, quando è caldo, aiutatevi con un cucchiaio concavo a versare tante palline del composto nell’olio. Lasciate dorare da entrambi i lati. Passare su carta assorbente. Poi, su un piatto da portata. Nel caso del baccalà, lasciare a bagno in acqua calda per almeno un’ora, prima di unire al composto da lievitare. Nel caso dei cavoli sbollentare precedentemente. Le pittule sono per tradizione riproposte tra gli antipasti del giorno di Natale… Buone Feste.

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Santa Lucia, la Svezia e i cavicionetti abruzzesi

Scritto da Michela il giorno 16/12/2008 alle 11:22
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Quest’anno è già deciso, per fare i buonissimi cavicionetti per Natale, mia sorella Valeria prepara a casa sua la scrucchiata, un composto di marmellata di uva nera tipica abruzzese, mentre mia sorella Domenica è impegnata nella sfoglia. Completiamo il tutto a casa di mio padre dove ci riuniamo per mangiare in allegria e ritrovarci per le feste. Il 13 dicembre, giorno di Santa Lucia, sono stata volutamente assente. Mi sono fatta da sola un regalo unico. Un viaggio in Svezia dove quel giorno è un incanto di sapori e tradizioni. Da tempo desideravo visitare in questo periodo la città e assistere alla processione dei bambini in onore della Santa.

I CAVICIONETTI

Ingredienti:
1 Kg di farina
1 bicchiere di olio
4 tuorli d’uovo
4 cucchiai di zucchero
Succo di limone
Vino bianco quanto basta

Preparazione:
Su un piano disporre la farina a “fontana”, e versare all’interno i tuorli d’uovo. In un pentolino, portare ad ebollizione il vino con lo zucchero. Quando il preparato bolle, versarlo lentamente sulle uova mentre con una forchetta si batte velocemente (evitando che le uova si cuociano). Unire quindi la farina ed impastare bene. Quando l’impasto è pronto, stendere le sfoglie con la macchina della pasta (la sfoglia deve essere sottilissima). Riempire la sfoglia con il ripieno e fare i cavicionetti (a forma di ravioli). Friggere i cavicionetti in abbondante olio preriscaldato. Lasciarli, poi, raffreddare su carta assorbente.
Servire spolverati con dello zucchero a velo.

Per il ripieno dei cavicionetti:
La scrucchiata: con marmellata di uva nera. Mescolare (a freddo e non sul fuoco), la marmellata d’uva nera, mandorle tritate, cannella macinata, buccia di limone grattugiata, cioccolata fondente a pezzettini, un cucchiaio di cacao, un po’ di castagne abbrustolite e passate (non troppo finemente) con il passaverdure.

Variante per il ripieno:
Esiste anche la variante con le mandorle: Lessare e sbucciare le mandorle. Abbrustolire queste ultime in forno e tritarle non troppo finemente con il frullatore. Mettere le mandorle in un tegamino con del miele, un cucchiaio di zucchero, 1 pizzico abbondante di cannella e la buccia di un limone grattugiata. Fare amalgamare il tutto a fuoco lento (se non si amalgama mettere un po’ di liquore dolce).

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Storie di Giano

Scritto da Una Dandy il giorno 12/12/2008 alle 12:53
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Per le ricorrenze, si sa, che la cucina è ricca di deliziose bontà. Nel piccolo casale in collina, Giano prepara, per amici e parenti, cibi succulenti: capponi, tacchino e certosino, e tanti altri legati alle festività. Non trascura, però, di pensare al periodo che verrà, quello dell’Epifania che tutte le feste porta via. Quando smessi addobbi e decorazioni, Giano si dedicherà ad una cucina sobria, sana, ma pur sempre tipica e tradizionale. Solo allora si circonderà di buoni propositi. Menù leggeri piuttosto che articolati, semplici ma gustosi, capaci di soddisfare il palato viziato delle feste e di tenere a bada gli eccessi. Di ricette montanare se ne può raccogliere un ricco elenco, così che davanti al suo vecchio ma insostituibile camino, ogni sera pensa ai piatti da preparare per il mattino. Per le strade ed i sentieri il bianco candore copre ogni colore, il freddo è pungente ma la compagnia di vicini e parenti è avvolgente. Giano, ometto scuro, è contento, di preparare gustose zuppe non è mai stanco. La polenta è nel paiolo, il gorgonzola come decoro. La minestra nel sacco come ristoro. Durante il giorno Giano è impegnato, ma quando finalmente rientra nella sua comoda abitazione, dove ai panni della fatica può sostituire gli indumenti comodi di casa, si può dedicare all’arte a lui più gradita. La torta preparata col cuore è già nel forno. Scalda il polpettone, pulisce, cuoce e condisce il cardo, di contorno alla cacciagione. I giorni della merla sono ancora lontani ma Giano non vorrebbe farsi scoprire impreparato come la leggenda, che narra di una merla bianca ed i suoi piccoli, che sorpresi nei giorni più freddi di gennaio, per ripararsi si rifugiarono in un comignolo, per uscirne neri di fuliggine. A Giano sta per giungere un erede, a cui di certo non trascurerà di tramandare l’arte più antica, quella del cucinare. Così che un giorno anche lui sappia preparare, per parenti e amici, pranzi succulenti.

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