Pensare, mangiare, le Cesarine e Virginia Woolf…

Scritto da Nella il giorno 28/02/2008 alle 11:42
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Quando Cristina mi ha informata del blog mi è sembrata un’idea bellissima: ho subito pensato che riservare alle “Cesarine” uno spazio di incontro e di scambio- seppur virtuale - in cui la parola la fa da padrona, è proprio un bel regalo! Così, questa mattina, presto presto tra l’incuriosito (e il timoroso) ho cominciato a gironzolare sul blog, e più leggevo più rimanevo stupita e rapita dalla varietà degli interventi, dalla vivacità e dall’immediatezza di comunicazione, dalla facilità di… raccontare e raccontarsi e così con la testa ancora presa dal turbinio di parole e dai sentimenti ed emozioni evocate, ho pensato che l’aforisma di Virginia Woolf: “Uno non può pensare bene, amare bene e dormire bene se non ha mangiato bene” è proprio vero, e voi che ne dite? Alla prossima, presto presto…

Nella

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Una favola di serata!

Scritto da Ona il giorno 26/02/2008 alle 23:25
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C’era una volta Marina, una mamma rimasta vedova quando l’unica figlia, Valentina, aveva solo 14 anni. Valentina si è appena sposata con Fabio ed ora trasloca in una casa più grande a Milano. Vive lontana dalla sua mamma, ma le due si adorano e infatti Marina viene da Massa, dove vive e lavora, ad aiutare I due sposi a traslocare. Come potrebbe Valentina dimostrare, ancora una volta, alla sua mamma quanto lei e il marito le vogliono bene e apprezzano la sua disponibilità, il suo affetto e il suo aiuto pratico nei momenti di bisogno? Dove invitare questa fantastica mamma a cena dopo una faticosa giornata di scatoloni…? Ma dalle Cesarine!!!! Ed eccoli varcare, un poco timorosi, la soglia della nostra casa. Naturalmente, accolti da una vera moltitudine come accade da noi, il sorriso sorge spontaneo, la cena è pronta, tutti a tavola! Scopro così che il marito era direttore dell’orto botanico e mi guadagno vari consigli per l’orto aromatico della mia casa in campagna. Inoltre Marina è una cuoca provetta!!!! Ci scambiamo qualche segreto ben volentieri. Valentina e Fabio sono raggianti nel vedere l’entusiasmo della mamma e quanto la loro iniziativa sia stata da lei apprezzata, al punto che Marina potrebbe anche pensare di contattare l’Associazione per diventare, magari, Cesarina…!! A mezzanotte…(!!!) a malincuore ci salutiamo. Marina è categorica nel volermi lasciare il suo numero di cellulare: se vado a Massa la devo assolutamente contattare. Ricambio. Abbiamo contribuito ad una bella favola, in un mondo in cui ce n’è tanto bisogno, siamo stati partecipi di un momento di vera allegria e soddisfazione: ce ne andiamo a nanna un poco più ricchi dentro…

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Il rituale della pastiera napoletana

Scritto da Effeppi il giorno 22/02/2008 alle 15:49
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All’approssimarsi della Pasqua noi napoletani cominciamo a vivere nell’ansia della preparazione della pastiera. E non solo…
Ebbene alla pastiera si inizia a pensare molte settimane prima, se non si abita più a Napoli la ricerca del reperimento del grano cotto non è sempre facile e di rapida soluzione.
C’è da dire che da qualche anno molti supermercati vendono delle confezioni di grano precotto che però quando lo si trova bisogna farne incetta altrimenti si rischia di rimanere senza.
Quando vivevo all’estero chiunque veniva a trovarmi, anche se non persona strettamente legata al nucleo familiare, doveva pagare quasi una sorta di pedaggio fisso, portare almeno una confezione di grano in modo tale che al momento della Pasqua potevo contarne un discreto numero, ed iniziare così la mia numerosa serie di pastiere da consumare in parte in famiglia, ed in parte da regalare agli amici.
Bisogna infatti tener presente che la pastiera è un dolce che va preparato con alcuni giorni di anticipo in quanto prima di essere mangiata deve riposare per un certo tempo, affinché gli ingredienti si possano bene amalgamare e l’impasto risulti morbido come una crema e l’aroma di acqua di fior d’arancio si espanda all’interno.
La preparazione inizia nel corso della settimana santa ed un volta preparate vanno tenute in frigorifero.
Molte sono le pasticcerie a Napoli che vendono la pastiera, questo dolce tipico della tradizione pasquale è oggigiorno possibile trovarlo anche in altri periodi dell’anno per esempio a Natale.
Ma la vera tradizione della pastiera risiede nella ricetta familiare ossia nella tradizione che si tramanda  di madre in figlia e vi assicuro che potrete gustarne a  decine ed ognuna avrà un piccolo tocco differente rispetto all’altra, ognuna di esse a seconda delle piccolissime varianti nelle dosi dando   quale risultato finale  un gusto del tutto particolare rispetto ad un’altra.
La preparazione della pastiera risulta essere quindi un vero e proprio rituale in cui varie generazioni si ritrovano a confronto e spesso  in alcuni casi l’allievo può anche superare il maestro… Ora vado di corsa, ma nei prossimi giorni - prometto - vi darò la mia versione della sua ricetta: voi, intanto, iniziate a cercare il grano…

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La crostata

Scritto da Z.D. il giorno 20/02/2008 alle 16:28
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Qualche giorno fa vi ho scritto di come mi senta in qualche modo legata al rituale di “crostata e cioccolata”, dandovi poi la ricetta della calda bevanda, come la preparo io. Ma non vi ho ancora dato indicazioni in merito alla crostata: bè, forse l’omissione è dovuta alla consapevolezza che devo lasciare spazio, per questo, a due colleghe-amiche Cesarine veramente speciali, Franca di Forlì e Gianna di Modena, vere maestre della crostata con la frutta tipica delle rispettive zone di provenienza: Franca utilizza la pera Spadona, Gianna le amarene brusche. Lascio a voi il piacere di leggere di queste mie amiche e delle loro ricette sul volume “Le Cesarine dell’Emilia-Romagna”, il primo della collana “Quando il Cibo è Amore” edita da Home Food!

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Stella marina in salsa

Scritto da Elsa il giorno alle 16:02
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La mia amica del cuore mi porta il suo nuovo amico. È una storia un po’ demodé perché nessuno lo deve sapere e non si sa perché, ah sì: perché poi la gente mormora. Comunque, in casa ci siamo solo noi e nessuno può mormorare. Ma al di là dello scampato pericolo delle mormorazioni rimane l’interrogativo: visto che è meglio non uscire, cosa gli faccio da mangiare?
Vorrei fargli festa e fargli capire che per me è un ospite importante e lo tengo in grande considerazione. Qualcosa di eccezionale, non usuale dalle nostre parti e anche un po’ elaborato: involtini di melanzane e pesce spada, passatelli in brodo di pesce, gamberoni allo zenzero. Servizio in carattere, vecchi piatti su cui sono effigiati pesci e gamberi fra il malinconico e l’aggressivo e stelle marine, bicchieri di mia nonna in cristallo, tovaglia anche lei della nonna con tovaglioli che sembrano asciugamani.
Involtini di melanzane e pesce spada. Domanda mia: “Ti piacciono? Cosa ne pensi?” Risposta sua: “Non li avevo mai mangiati”. Insisto: “Sì, li ho inventati io, ma ti piacciono?” Risposta: “Sono una cosa diversa…”.
Passatelli in brodo di pesce. Domanda mia: “Ti piacciono?” (lascio perdere di chiedere cosa ne pensa). Risposta sua: “Con questo brodo è la prima volta che li mangio…”. Non ho il coraggio di insistere.
Gamberoni allo zenzero. Non chiedo niente e lui dice: “Nel piatto ci sono anche le stelle marine, ne hai preparata una?”
So come mi devo comportare la prossima volta…  e può darsi che lo scriva.

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Emozioni di Cesarina

Scritto da P.C. il giorno 18/02/2008 alle 16:04
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Ormai è qualche anno che faccio la Cesarina, ma l’emozione ogni volta è tanta e non accenna a diminuire. Ecco, è arrivata la telefonata dall’Associazione, questa volta è Andrea che mi parla, il suo accento di emiliano coltivato potrebbe essere tranquillizzante “Salve, come va? Anche questa volta hai fatto il pieno, c’è un gruppetto di americani, texani - mi pare - e due ragazzi di Perugia. Tutto a posto?” Io cosa gli dico? Che non è a posto per niente… che sono già in agitazione? Taccio stoicamente e le mani cominciano a sudarmi, mentre febbrilmente passo in rassegna tutte le operazioni da farsi e il loro ordine. Coniglio a marinare, tovaglia da stirare, pane da mettere nel forno in mattinata… e a vino come sto? Non sopporto l’argenteria opaca, le do una passatina, i bagni ci si deve specchiare, e poi tutte le saponettine e gli ospitini. L’antipasto è un fritto, la tempistica è fondamentale… Saranno puntuali? 10 minuti alle fatidiche 20,30, forse non rispondo al campanello e mi faccio ricoverare, ho il cuore che va a mille. Sono arrivati… Nice to meet you, …e poi dicono che i miracoli non esistono… slego anche in inglese, i ragazzi di Perugia sono teneroni, il gruppo di texani mi ha portato un mazzo di fiori e a metà cena preso dall’entusiasmo mi sciorina dal cellulare una rassegna di foto, la loro casa in Texas, io ovviamente se vorrò e quando vorrò sarò loro ospite, alla fine perché non abbia sorprese mi mostrano anche la foto del cane. Ore 00,30: l’ultimo ospite mi saluta abbracciandomi, sono stati così carini che mi hanno anche aiutato a sparecchiare. Non capisco perché mi ero agitata tanto, ma so anche che la prossima volta sarà lo stesso.

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Le piccole cose di casa

Scritto da Z.D. il giorno 12/02/2008 alle 11:01
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Caro Paolo, sapevo di te ovviamente, ma non conoscevo “Adesso”, è stata una grande rivelazione, il gusto delle piccole cose, della casa che ti guardi attorno e ti racconsola. Torni da un viaggio e Lei è lì a raccontarti quello che ti è successo da angolature che non avevi considerato. Nella mia casa ho un po’ di di donne in effigie, sono le più ciarliere; quando stavo a lungo via negli States (il mio inglese è quasi disperato, nel senso che si sveglia solo in caso di pericolo estremo e quindi è meglio non usarlo) e tornavo, ce n’è una graffita su una brocca del quattrocento ferrarese, gran finta santarellina che aveva sempre qualche sua versione su presunti incontri maschili, le faceva da contrappeso la Mariannina dipinta su una tela quando era già morta (credo sui vent’anni) austerissima, che ricordava che le cose serie erano quelle del cielo, finalmente la Clorinda una guerriera con scudo e elmo piumato ragionava in modo a me più congeniale e faceva il bilancio delle vittorie e delle sconfitte. Adesso Mariannina è andata da mia figlia più grande, ma siccome non va d’accordo con Desideria, mia nipote, forse me la riprendo…

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La cioccolata in tazza

Scritto da Z.D. il giorno 10/02/2008 alle 21:22
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Come vi ho promesso ieri, con molto piacere vi do ora le indicazioni per preparare una squisita cioccolata calda.

Gli ingredienti per 4 persone sono: 1/2 litro di latte; 60 gr. di cioccolato amaro in polvere; 30 gr. di zucchero; 1 cucchiaino di fecola di patate.

La preparazione richiede molto amore ma in fondo non è complicata: mescolate assieme il cioccolato, lo zucchero e la fecola, poi aggiungete il latte a freddo - poco alla volta - e stemperate accuratamente. Mettete sul fuoco e portate a bollore.

La cioccolata è pronta per essere gustata… magari con un pezzo di crostatina!

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Cioccolata e crostata

Scritto da Z.D. il giorno 09/02/2008 alle 16:23
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Tornare a casa, dopo un viaggio che tutte le volte dici: “no, non ci sarà un’altra volta”. Aeroporti, valigie che non le trovi e poi quando speravi di essertene liberato le trovi nei lost and found e allora corri, perché l’aereo sta partendo e ti hanno chiamato un sacco di volte e tu sei in ritardo anche se eri arrivato in aeroporto 6 ore prima, controlli… Vogliamo parlare dei controlli? Delle file… di quelli che si fanno scoppiare la pancia per bere tutto quello che è rimasto nelle bottiglie, aerei che non partono, ma nessuno lo sa con sicurezza, ma potrebbero partire e gli altoparlanti che non si capisce niente… coincidenze si fa per dire, sembra facile ma un banale Milano-New York, scalo Heathrow… non è un’avventura, perché nelle avventure succede anche qualcosa di bello o almeno di eccitante. Capisci la sensazione che devono provare i manzi quando li caricano sui camion, li controllano, li fanno aspettare sotto il sole perchè da qualche parte c’è uno sciopero o un incidente… Ma adesso sono a casa, chiudo la porta alle spalle, è tutto come ho lasciato una settimana fa, i quadri al loro posto, un giorno parlerò di loro, la cucina con qualche farfallina sfuggita all’incantesimo della cartina antitignole, e mi viene una gran voglia di coccole domestiche, quelle che mi faceva mia madre quando tornavo da scuola i pomeriggi d’inverno, pantofole di panno sotto il termosifone perché i piedi gelati si ristorassero (una volta che si era rotto il riscaldamento per scaldarle le mise nel forno della stufa a gas con lo sportello aperto), una bella tazza di cioccolata calda, di quella bella, densa, fatta come si deve con il cacao e la fecola di patate, niente polverine  e una fetta di crostata da sbocconcellare dopo… Gli ingredienti per la cioccolata sono nell’armadio-dispensa e pare che le tignole non abbiano lasciato il segno… il latte a lunga “consolazione“ come dice la  Poppi che ha 5 anni è in frigorifero, procediamo dunque alla consolazione. Più tardi, visto che non ho sonno, per smaltire il jet lag mi farò una crostatina. Ma come preparare una buona cioccolata, ve lo svelerò domani…

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