Il nocino

Scritto da Lucia il giorno 23/06/2008 alle 16:01
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In questi giorni in casa mia c’è un gran da fare per la preparazione di un liquore dalle antiche origini, il Nocino. Secondo mio padre non dovrebbe mai mancare  a fine pasto. “Un tocca sana per digerire”, dice lui. Mia madre, così come mia nonna, da tradizione, aspettano il 24 giugno, giorno di San Giovanni, per raccogliere a mano le noci dall’albero del giardino. Non solo loro. Le vicine, in questo giorno aprono, ormai per tacita convenzione, il cancello e raccolgono la quantità che gli occorre per preparare il buonissimo liquore. Alcun attrezzo in ferro viene utilizzato, perché il metallo intaccherebbe le proprietà delle piante officinali. Tra alcune vicine più anziane la preparazione del nocino è ben augurante, mantenendo un alone di mistero come in passato, quando tale bevanda era legata alla presenza di streghe e incantesimi. Mia zia mi raccontava che le  noci venivano raccolte nella notte di San Giovanni dalla donna più esperta nella preparazione che, salita sull’albero a piedi scalzi, staccava solo le noci migliori a mano e senza intaccarne la buccia. Lasciate alla rugiada notturna per l’intera nottata, si mettevano in infusione il giorno dopo. La loro preparazione terminava la vigilia di Ognissanti, cioè la notte di Halloween.

Ingredienti:
Piccoli malli di noci acerbi (20/25)
Acquavite (ricavata dalle vinacce della vendemmia) o alcool 90°
Cannella

Preparazione:
Lavare e tagliare a spicchi i malli di noci. Metterli a macerare in un largo contenitore di vetro (non metallico) con una stecca di cannella e acquavite. Conservare all’ombra e scuotere di tanto in tanto.  Lasciare a riposo almeno un mese. Setacciare e versare in una bottiglia di vetro. Ottimo tutto l’anno.

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La “Vècia” (la vecchia)

Scritto da Margherita il giorno 19/06/2008 alle 13:26
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Questa ricetta ha le mie stesse origini, è parmigiana. La Vècia è un contorno, che può diventare un piatto unico con l’aggiunta della carne. Come da ricetta di famiglia. Il mio grato ricordo va alla nonna Ines che, quando ero bambina, preparava questa pietanza con maestria e naturalezza impagabile, usando la padella di ferro o di alluminio. Dopo la sua scomparsa, è stata la zia Luisa che, insegnandomi a cucinarla, mi ha permesso di poter ancora oggi deliziare il mio ed altrui palato, con questa bontà. Nella nostra tradizione non venivano usati alcune spezie o aromi, solo il sale.

Ingredienti:
2 patate (400/500 gr)
2 cipolle bianche
1 peperone giallo
1 peperone rosso
2-3 pomodori rossi maturi
Olio extra vergine
Sale q.b.

Preparazione:
Pelare e tagliare a tocchi le patate. Friggerle in poco olio. Quando saranno dorate passarle in un piatto scoperto, cercando di lasciare la maggior quantità di olio nella padella. A parte tagliare a fette le cipolle, i peperoni e i pomodori. Rimettere la padella già utilizzata sul fuoco dove soffriggere la cipolla, sino a dorarla. A tal punto aggiungere i peperoni e cuocere per circa 5 minuti, finché i peperoni cominciano a raggrinzirsi. Attenzione a non farli attaccare alla pentola. Aggiungere, eventualmente, dell’acqua dal bordo. A fine cottura, mescolare le patate, fritte precedentemente, alle verdure. Mescolare e cercare di portare il composto ad un’unica temperatura. Spegnere e aggiungere il sale q.b.
Nella mia famiglia si usa completare con il macinato di cavallo, detto “pesto”. Aggiunto un minuto prima di dovere spegnere il composto. La nonna raccoglieva tutta la verdura da un lato con il cucchiaio di legno. Facendo attenzione a non schiacciarla. A tal punto, buttava il macinato nella parte della padella rimasta disponibile, facendo rosolare rapidamente a fuoco vivace. Spento il fornello, amalgamava verdure e carne delicatamente e serviva.

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Le melanzane

Scritto da Doc il giorno 16/06/2008 alle 20:17
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Prime giornate al mare. Anche se ancora nuvoloso la voglia di proporsi in abiti estivi prende il sopravvento. Passeggiate, escursioni e poi, cosa cucinare velocemente? La società in cui viviamo ci impone riti di vita e situazioni che ci costringono al poco tempo in cucina. Ciò, però, non vuol dire rinunciare a ricette buone e tradizionali. Un buon piatto per la settimana sono le melanzane arrostite. Un piatto principalmente del Sud d’Italia.

Ingredienti:
6 melanzane grosse
Olio extra vergine di oliva
4 foglie di menta
Sale
Aceto balsamico
6 fette di pane

Preparazione:
Tagliare le melanzane a fettine. Lasciarle in ammollo in acqua e sale, per togliere l’amaro. Asciugarle e passarle sulla piastra calda. Riporle su un piatto da portata. Condire con sale, olio e aceto balsamico. Lavare e tagliare le foglie di menta. Riporle sulle melanzane. Lasciare per mezz’ora a riposo in modo che si insaporiscano. Passate le fette di pane in forno per qualche minuto. Adagiatevi le fettine di melanzane e Buon Appetito. Fatemi sapere.

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Fare la Cesarina è una cosa di pancia

Scritto da P.C. il giorno 08/06/2008 alle 20:47
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Fare la Cesarina è una cosa di “pancia“, e non dico questo perché si prepara il cibo che va nella pancia delle persone, ma perché è una esperienza che ti entra nelle viscere, nel più interno di te. Mio marito è stato colpito da Alzheimer ormai più di dieci anni fa, a poco a poco si è ridotto a un vegetale, sta sempre a letto nella sua cameretta, una ragazza straniera alla quale do alloggio gratuito mi aiuta ad accudirlo al mattino e alla sera. La mia casa è grande e cucino molto bene. Fare la Cesarina è possibile senza che gli ospiti si accorgano di lui, né che lui venga disturbato (purtroppo penso che ben poche cose lo raggiungano nel mondo nel quale la malattia lo ha portato). Quando preparo per gli ospiti, quando suonano il campanello, quando arrivano e si siedono a tavola e la casa si riempie di profumi di cibo, di voci, qua e là punteggiate di risate, io mi sento diversa, più leggera e nello stesso tempo più piena, più ricca e mi sento che - anche se solo per qualche ora - io sono dispensatrice di gioia e la gioia che do ritorna a me centuplicata a riempirmi il cuore fino alla pancia. Quando tutti se ne sono andati vado da lui e mi sento che anche lui avverte che è passato del buono per le mie mani e adesso sgorga dal mio cuore.

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Mantenersi in forma con gli involtini di melanzane

Scritto da Doc il giorno 05/06/2008 alle 11:15
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“Durante la mia lunga esperienza di professione medica non ho mai visto diete limitative della quantità dare risultati buoni sul lungo periodo. Chi infatti accetta di mangiare “male” (almeno secondo lui), in modo diverso da quanto è abituato fin dall’infanzia e da come mangiano i suoi amici, lo può fare solo per un periodo limitato. Prima o poi la nostalgia ai quali è legata una parte della propira vita, il più delle volte quella che gli è cara, si farà tanto prepotente, che non potrà più rinunciare. I chili persi tornano velocemente ed ecco la sindrome a Yo Yo, come se il corpo fosse un elastico…Il nostro corpo è una cosa seria, non lo si può strapazzare con l’ultima dieta alla moda” (G.B. Cavassini, E. Di Nallo – La dieta Padana). Ancora una volta l’autore esprime una verità assoluta. I cibi della tradizione sono un’identità forte, per questo devono venire in aiuto e non essere soggetti di rinuncia. Altro buon piatto per mantenersi leggeri: gli involtini di melanzane. Tradizionalmente usati, nei periodi caldi, sulle tavole del Sud Italia. Introdotta durante le dominazioni asiatiche, la melanzana cresce solo a temperature al di sopra dei 12 gradi.

Ingredienti (per 2 persone):
2 melanzane grosse
prezzemolo
olio extra vergine di oliva
Tonnetto
Pecorino grattuggiato
1 mozzarella tagliata a listarelle
Prezzemolo
Pomodori pachini
Sale
Pepe

Preparazione:
Lavare le melanzane e tagliarle a fettine. Immergerle in acqua e sale e sbolentare per circa 7 minuti. Asciugare. A parte, per il ripieno. Lavorare il tonnetto, precedentemente pulito e lessato, con prezzemolo, pecorino, olio sale e pepe, fino ad ottere un composto omogeneo. Riempire ogni fetta di melanzane con tale composto e la mozzarella. Chiudere ad involtino, aiutandosi con gli stuzzicadenti. In un tegame soffriggere i pomodorini e aggiungere gli involtini di melanzana. Chiudere con un coperchio e cuocere per circa 15 minuti.

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La Festa della Repubblica a casa mia: le cocule

Scritto da Lucia il giorno 03/06/2008 alle 13:07
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Come ogni anno ieri, 2 giugno, si è festeggiato un momento storico importante. Il referendum istituzionale che, nel 1946, decretò la fine della monarchia e la nascita della Repubblica italiana. Mia nonna, in tale occasione ha espresso il suo primo voto. Lei mi racconta che la preoccupazione in quel periodo fosse cosa mangiare. I cibi fondamentali che oggi sono su ogni tavola apparecchiata, come pane e pasta, rappresentavano un lusso per un gran numero di persone. Figuriamoci la carne. Per lei salentina doc, una pietanza importante per i giorni di festa sono le polpette di cavallo. Ma in quel periodo erano spesso sostitute da un altro piatto tradizionale, le Cocule (d’uso per il carnevale e il giorno di Pasqua, quando secondo le rigide regole cristiane non era possibile consumare carne).

Ingredienti:
Ricotta gr 150
Prezzemolo
Formaggio pecorino grattuggiato gr 50
Pan grattato gr 50
1 uovo
Cipolla
Salsa di pomodoro
Sale
Pepe
Olio extra vergine di oliva

Preparazione:
Lavorare in una terrina la ricotta con l’uovo. Aggiungere il formaggio grattuggiato, il pangrattato, il prezzemolo lavato e tritato, una manciata di sale e del pepe. Continuate a lavorare il composto sinchè non è omogeneo. Lasciate riposare 10 minuti. “Incoculate”, date cioè la forma di polpette. A parte in un tegame versate 3 cucchiai di olio, la cipolla tagliata a julienne e il prezzemolo. Quando la cipolla è dorata versate la salsa di pomodoro e insieme le cocule. Lasciate cuocere a fuoco lento per circa 15 minuti. Servite con del pane abbrustolito e buon appetito.

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