Riflessioni al Sol Leone

Scritto da Doc il giorno 26/08/2008 alle 12:39
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Seduto sulla mia poltrona da relax, leggendo finalmente argomenti che trovo interessanti, inizio a spaziare in  riflessioni. L’argomento? Come sempre la cultura cucinaria. Inizio con il chiedermi, perché in Italia è d’uso parlare di cibo mentre si mangia. Come ci vedranno “gli altri”. Quelli stranieri che di tale sapere non sono consapevoli. Nei miei diversi viaggi fuori patria, mi sono reso conto che le pietanze, diversamente che in Italia, non hanno una collocazione storica e culturale. Certo che rispetto alle lande, la natura d’oltralpe non offre che piccoli borghi o oasi incontaminate spezzate da centri abitati. Seppur di diverso genere tra di loro, in base alla regione che si visita. Una varietà non solo del paesaggio, ma anche dei suoi abitanti e loro etnie. Di dialetti unici e incomprensibili a volte da paese a paese. Dovuti alle diverse contaminazioni. Nello Stivale convivono discendenti delle tribù celtiche o liguri che abitavano il Nord prima dei romani, dei vari ceppi italici del Centro, dei greci del Sud. Come sottolinea abilmente Umberto Eco in una prefazione di un interessante libro che ho letto di recente. Una varietà di paesaggi, lingue, etnie che hanno influenzato soprattutto l’arte cucinaria. Penso come la cultura italiana, sia rappresentata egregiamente in molti film di Vittorio De Sica, Totò e nel teatro di Eduardo De Filippo. Un rimando di saperi e riti che dipingono il folklore unico e irripetibile di ogni provincia italiana. Parlare di cibo durante un pasto, non è una casualità, ma la necessità di sottolineare le caratteristiche uniche del paese di appartenenza. Mi viene così in mente “Miseria e Nobiltà”, un classico film con Totò, in cui si fotografa una Napoli post bellica, povera e affamata. La frase celebre di Alberto Sordi “Maccaroni voi mi provocate e io ve mangio”. Ritrovando con tale gesto una italianità non voluta, desideroso di essere americano. I sapori d’infanzia sono non solo frutto di ricordi ma un cordone non spezzato con il passato, una carta di identità, che meglio di tutte, ci riesce a far sentire collocati in un’identità storica che fugge da ogni contaminazione esterna. A pensare all’epoca romana mi viene voglia di un piatto estivo: melone e prosciutto. Semplice.

Ingredienti:
1 melone
100 gr. di prosciutto crudo
Sale
Pepe

Preparazione:
Lavare il melone. Tagliarlo a fette, privandolo dei semi. Disporlo su un piatto di portata. Adagiarvi su ogni fetta una di prosciutto crudo. Salare e pepare. Buon Appetito.

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Al mare: frittura di calamari!

Scritto da Lucia il giorno 23/08/2008 alle 10:47
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Che splendide giornate. Il fine settimana è quasi alle porte. Assaporo già l’aria di mare. Passeggiate sul bagnasciuga, bagni e aria pulita. Mantenersi leggeri è d’obbligo. Almeno qualche bagnetto in più lo potrò fare. Magari mangio frutta a pranzo mentre a cena, finalmente, il piatto che preferisco, “Anellini fritti”. Una ricetta che accompagna, ogni anno, in questa stagione, le serate in famiglia. Seduti in veranda davanti al blu del mare salentino.

Ingredienti:
1 kg di calamari freschi (comprarli la sera prima in pescheria)
½ litro di latte
½ kg di farina
Olio extra vergine di oliva
1 limone

Preparazione:
Pulire la sera prima i calamari. Tirare la testa con i tentacoli dalla sacca, con delicatezza, in modo da fare fuori uscire le interiora attaccate. Sfilare l’osso. Tagliare le interiora dalla testa con l’aiuto di un coltello ben affilato. Recidere con delle forbici il becco, che è posto al di sotto dei tentacoli. Tagliare anche gli occhi che si trovano sopra la testa. Man mano che pulite i calamari adagiateli in una coppa con acqua salata. Conservate in frigo tutta la notte. In modo che si ammorbidiscano e nella frittura siano croccanti. Il giorno seguente, scolate l’acqua. Togliete le alette dal calamaro. Non buttatele perché sono ottime per i primi. Tagliate il calamaro a rondelle, come a formare degli anelli. Immergete nel latte. In una pentola, versare abbondante olio. Intanto che aspettate che si riscaldi, scolare gli anelli di calamaro e infarinarli. Versarli nell’olio fumante. Coprite con coperchio, perché tendono a schizzare. Serviteli su un piatto di portate, decorato con delle fettine di limone. Buon appetito.

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La caponata

Scritto da Lucia il giorno 20/08/2008 alle 14:22
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Anni di vita universitaria vissuta con due sorelle romane i cui genitori sono di origine palermitana. Casualmente anche le mie vicine di casa, due sorelle, sono originarie della bellissima provincia barocca. Da loro ho appreso degli usi e costumi di una delle più incantevoli città barocche. Incuriosita un anno fa ho deciso di trascorrere una settimana nell’incantevole città. Da suggerimenti, ho optato per la metà di luglio. Il 15 luglio che giornata indimenticabile. Tra riti e canti. Capaci di farmi dimenticare caldo e afa. Per farvi capire il perché, cito le parole di un libro che ho ritenuto interessante: “Mangiare di festa” (di G. Basile e A. M. Musco Dominici). “Il festino è un immenso ex voto popolare dedicato a Santa Rosalia per grazia ricevuta. Fu lei la Santuzza, a salvare i palermitani della peste meritandosi il posto d’onore in cima al Palazzo Pretorio.. Il Festino è il momento più alto della vita cittadina. Ultima festa barocca”. Un commento personale dedico alla caponata che è un lustro per gli occhi e un piacere per il palato. Piatto folklore del barocco. La ricetta? Ma eccola qui!

Ingredienti (per 6 persone):
1 kg di melanzane nere
150gr di coste di sedano
200 gr di cipolla
250 gr di polpa di pomodoro
50 gr di capperi sotto sale
50 gr di olive bianche snocciolate
Aceto
Zucchero
Olio extravergine di oliva
Sale

Preparazione:
Pulire le melanzane da picciolo. Sbucciarle e tagliare a pezzi grossi come dadi (circa 3 cm). Cospargerle di sale e lasciarle per circa 30 minuti. Poi, sciacquarle e strizzarle fra le mani. Friggerle sino a che diventano color oro scuro. Scolarle e sistemarle in un largo piatto fondo. A parte, tritare la cipolla e rosolarla in tegame con circa 100 grammi di olio. Quando la cipolla è dorata aggiungere il sedano, aspettare che anche questo si rosoli, e unire le olive, i capperi precedentemente lavati dal sale, e due cucchiai di zucchero semolato. Mescolare a fuoco vivace, cercando di fare caramellare leggermente lo zucchero. Bagnare con mezzo bicchiere di aceto e unire la polpa di pomodoro. Abbassare il fuoco, coprire e cuocere per circa 15 minuti. Salare e aggiungere la salsa ottenuta sulle melanzane che sono state fritte, coprendole. Dopo circa dodici ore mescolare delicatamente e buon appetito.

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Gli arrosticini

Scritto da Claudio il giorno 16/08/2008 alle 09:25
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Mia madre ci ha preso gusto nel ricordare e voler condividere il suo sapere in cucina. Così mi ha chiesto di dare anche la ricetta di un piatto che la sera della mia laurea hanno gradito tutti. Non poteva essere diversamente. Gli arrosticini sono una bontà abruzzese, unica. Che sappia anche Madonna (la cantante ovviamente - che tra l’altro proprio oggi compie cinquant’anni - i cui nonni sono originari di un paese in provincia dell’Aquila) ne è ghiotta. A me, come da tradizione, piace accompagnare tale piatto con pane casereccio unto con olio extravergine di oliva. Magari con in sottofondo le canzoni del mitico ‘Nduccio…

Ingredienti:
Carne di castrato o carne di pecora ( quantità a piacere)
Pepe
Sale (da utilizzare solo a fine cottura)

Preparazione:
Tagliare la carne a piccoli pezzi ed infilarla in spiedini di legno di circa 25-30 centimetri di lunghezza. Gli spiedini (li cippe), vengono fatti arrostire sui carboni assolutamente a fuoco basso. Spolverare, infine, con pepe e sale e servire.

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Una mangiata di pesce

Scritto da Lucia il giorno 12/08/2008 alle 13:22
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Finalmente un fine settimana al mare. Con questo caldo, l’unico modo per stare bene è sguazzare in acqua il più possibile. Che buono il profumo del mare. Lo guardo e ammiro a distanza. Infinito. Penso a quanto sono piccola, infinitesimale il mio sapere rispetto all’immensità dello spazio che mi divide da tante culture. Il mio stomaco borbotta. La fame inizia a farsi sentire. Chissà cosa prepareranno dall’altra parte del mondo. Quali sono le tradizioni che oggi faranno capolino sulle loro tavole. Ammesso che qualcuno, invece, riesca a mangiare. Ho proprio voglia di pesce. Sono ospite da una mia amica  Cesarina. Così raccolgo telo, sandali e borsone da spiaggia e vado. All’ingresso della bella villa in stile coloniale è ad aspettarmi uno dei suoi figli. Dopo i primi saluti, entro in casa. Mi rinfresco e dirigo in sala da pranzo. Ma quale accoglienza migliore. Uno dei miei piatti preferiti per la stagione, triglie al pomodoro. Ma che delizia. Lei sì che sa cucinare le triglie. Bene, le chiedo la ricetta. La riproporrò per altre serate in compagnia. Ma che bella brezza estiva. Un pisolino mi ci vuole, non prima di lasciarvi la ricetta.

Ingredienti (per 2 persone):
4 triglie
Prezzemolo
Sedano
Aglio
500 gr. pomodori pelati
Olio extra vergine di oliva
Sale q.b.

Preparazione:
Mettete sul fuoco in olio abbondante un trito di  prezzemolo, sedano e mezzo spicchio di aglio. Quando l’aglio ha raggiunto la doratura, versare i pomodori pelati. Lasciare cuocere bene, rimestando spesso. Su questo intingolo collocare le triglie. A metà cottura rivoltarle con delicatezza. Servitele nel recipiente di cottura. Prima di portarle a tavola, disseminarvi del prezzemolo fresco tritato. Sentirete che delizia.

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Cartolina dalla Liguria

Scritto da Riccardo il giorno 08/08/2008 alle 08:45
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Per me continua ad essere un mistero. Malgrado il sole e il caldo di questi giorni, basta il primo fresco del tramonto perché si desti in me un gran appetito. Il relax, l’aria di mare carica di iodio. O forse le conversazioni sotto l’ombrellone. Signore liguri che mi raccontano la loro zuppa di boldrò, il ciuppin, il bagnun di ancioue. Mi insegnano la nobiltà umile di questa cucina “di magro”, con focacce, panisse, pissadelle che aprono lo stomaco, picagge, pansoti, ravioli,  trofie e trenette che onorano il primo, un paio di acciughine in ammiraglia e qualche triglia. A una fetta di torta salata, pasqualina, di riso alla sanremasca, non si può dire di no.
Cucina minimale, di profumi, di ingredienti maestosi nel loro decoro silenzioso. Un po’ come questa terra, strappata al mare ed ai pendii impervi con dedizione, testardaggine, molto rigore e qualche mugugno. Cucina che anche nel trionfo dei suoi piatti delle feste, tra tutti il cappon magro, mantiene un profilo austero, nell’asprezza di chi fatica ogni giorno una piccola e necessaria conquista. Ed è anche a questo che il mangiar bene serve: a solleticare sorrisi, occhiate golose, bicchieri che si incontrano, un fritto di fiori di zucca che svanisce dal piatto. Dopo tante difficoltà, che qui si respirano nella quotidiana sfida col mare e i monti, un’occasione ristoratrice, per condividere la ricchezza che questa terra sa offrire.

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Arrivano le Olimpiadi 2008

Scritto da Doc il giorno 05/08/2008 alle 08:01
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Im–paziente, questa volta io, (scusate il gioco di parole), sono attento a sentire qualsiasi notizia riguardi le olimpiadi. Arrivano. La fiamma olimpica si accende, dallo stadio Nido d’uccello della capitale cinese, l’ 8/8/08. Il mondo assiste in diretta alla maestosa cerimonia prevista per l’apertura. Se penso alla data d’inizio, come amante della cabala, sono incuriosito. In aggiunta le discipline portano in seme il numero 28. Otto è fra i simboli più antichi. Rappresenta l’infinito. Nella terminologia buddista indica i sentieri della Via. Nella simbologia cristiana rappresenta la trasfigurazione e il nuovo testamento. Le otto forze della natura sono risultato dell’interazione cosmica di Ying e Yang. Scaramantico, spero che questo numero porti bene alle squadre italiane, scherma, pallanuoto, judo… Purtroppo i nostri atleti dovranno rinunciare ai buoni piatti di casa nostra, tipici, tradizionali e genuini, per decisione dei rappresentanti della capitale, che prevedono di nutrire gli ospiti con cibo locale. Buono, anche se in momenti di tensione la voglia di ritrovare i sapori di casa è forte. A quanti, che come me, invece, decidono di vedere la manifestazione comodamente da casa, consiglio di gustare gli entusiasmanti momenti seduti comodamente in poltrona magari con una buona fetta di focaccia tipicamente pugliese, dagli inconfondibili colori della bandiera italiana. Buona visione a tutti e FORZA SQUADRE AZZURRE.

Ingredienti:
1 kg di farina doppio 0
1 bicchiere di olio extra vergine di oliva
2 patate
1 lievito di birra
Sale q.b.
Pepe
Pomodorini
Basilico

Preparazione:
Lessate le patate e passatele. In una coppa versate la farina, formate una fontanella in cui versare l’olio, le patate ed il lievito sciolto in un bicchiere di acqua tiepida e sale. Impastate sino ad ottenere un composto compatto. Lasciare lievitare sotto una tovaglia per circa 2 ore. A parte, ungete una teglia con dell’olio. Stendete l’impasto e adagiatelo nella teglia. Disporre i pomodorini, precedentemente lavati e tagliati a metà. Spolverare sale e pepe. Cospargere di basilico ed un filo si olio. Infornare a circa 180° per 30 minuti. Ecco a voi la bandiera: bianco dell’impasto, rosso del pomodoro e verde del basilico. BUON TIFO A TUTTI.

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Scrippelle ‘mbusse

Scritto da Claudio il giorno 03/08/2008 alle 09:48
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Invitato dalla cara amica Lucia a scrivere eccomi qui. Sarò veloce e indolore, come scherzosamente sono solito dire. Il testo è prevalentemente frutto di mia mamma, che incapace di usare il computer, non desidera neanche imparare. Sicuramente una brava Cesarina delle tradizioni abruzzesi. Alla ricerca di preparazioni che siano le più vicine al’origine e alla tipicità dei prodotti. Le ho chiesto la ricetta che hai scritto erroneamente con una “p” in meno. Il piatto che ti è tanto piaciuto si chiama “Scrippelle ‘mbusse”. Sono una specie di crêpes servite arrotolate e in brodo. Ecco perché ‘mbusse che in dialetto vuol dire (bagnate). A volte sono usate per timballi al posto delle sfoglie normali. Vengono condite anche con cannella e noce moscata. Sono contento che tu abbia gradito così tanto.

Ingredienti (per 6 persone):

Per le scrippelle:
1 uovo a persona
2 cucchiai rasi di farina per ogni uovo

Per il brodo:
300-400 gr di petto di manzo
300-400 gr di muscolo - osso di ginocchio di bue
1 ala di tacchino
1 di sedano
1 ciuffo di prezzemolo
1 carota gialla
½ cipolla
1 scorzetta di parmigiano
Parmigiano grattugiato
Sale q.b.

Preparazione:
Amalgamare uova e farina, diluendone con un bicchiere di acqua per ogni uovo. Ungere con lardo (o con olio) una padella e lasciarla scaldare. Con un mestolo versare, un poco alla volta, l’impasto. Così da ottenere delle crêpes molto sottili. Lasciare cuocere a fuoco lento. Terminata la cottura delle scrippelle, preparare il brodo. Fare bollire insieme, per circa 2 ore, la carne di manzo, il muscolo, l’osso, l’ala di tacchino e gli odori. Passare il brodo così ottenuto nel colino. Disporre le scrippelle arrotolate sui piatti. Versarvi il brodo e spolverare con parmigiano a volontà.

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