Scritto da Lucia il giorno 23/07/2009 alle 11:40
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Sono nata in una bellissima località a pochi chilometri dal mare. Un’oasi di profumi dove i ritmi naturali sono ancora visibili (per alcuni che provengono dalla città, anche troppo). Eppure solo ora, che ne sono lontana, riesco con maggiore consapevolezza ad apprezzarli. L’atmosfera che dal mare và verso il centro abitato è palpabile nelle vie che iniziano a profumare dei prodotti che il mare produce: tante le sembianze e i tipi di pesce che vengono preparati seguendo una tradizione che è quella insegnata loro dalle mamme, dalle nonne ma anche da vicine. Perché l’entusiasmo e l’unione tra le “corti” è ancora esistente. Un punto di forza importante per ogni impresa che sia piccola o grande. Le “commari” cinguettano su quel fatto o storia che è accaduto a vicini o lontani, ma sono le prime ad accorrere se qualcuno rivolge loro richiesta di aiuto. E’ in tale oasi che Peppino, così lo chiamano tutti, diminutivo di Giuseppe, prepara ineguagliabili calamari, facendo accomodare nella propria abitazione chiunque rivolga richiesta. Un uomo d’altri tempi o anche un Cesarino atipico si potrebbe definire, che credo non abbia mai smesso di offrire e assaporare la convivialità imparata sin da piccolo, quando la sua mamma cucinava per il vicinato, principalmente, per chi non disponeva di nulla nella propria dispensa.
I CALAMARI DI PEPPINO
(Elargisco la ricetta come farebbe Peppino).
Lavare, pulire i calamari e tagliarli a striscioline. In una padella di coccio soffriggere, in abbondante olio extravergine di oliva, l’aglio, 1 melanzana, privata dalla buccia, 1 zucchina, tagliate finemente. Aggiungere i calamari e lasciare rosolare bene. Versare 12 pomodori penduli gialli, lavati e tagliati in due. Aggiustare di sale, pepe e cuocere per circa 40 minuti chiudendo con il coperchio. Di tanto in tanto rimestare e se necessario, aggiungere poca acqua. Quasi a termine della cottura aggiungere abbondante prezzemolo precedentemente lavato e tagliato finemente. In una pentola a parte friggere il pane di grano duro, indurito e tagliato a dadini, in abbondante olio di oliva. Servire i calamari con i dadini di pane fritto.
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Scritto da Riccardo il giorno 15/07/2009 alle 10:13
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Col tempo sto diventando sempre più caotico, frenetico. Quel che prima mi dava sicurezza ora mi dà ansia. Pianificare tutto toglie il fascino della sorpresa. Quindi la mia estate sarà un po’ disordinata, ma va bene così. Nel saltare da un posto all’altro una delle prime tappe sarà andare a Parigi, ho dei cari amici in attesa della seconda figlia, Giulia, voglio leggere nei loro occhi la gioia che mi hanno trasmesso. Avrò a disposizione la loro cucina e mi hanno indicato alcuni mercati rionali dove potrò divertirmi a fare la spesa. Poi c’è un altro amico con la sua scuola di cucina, un esteta curioso laureato in matematica. E non possono mancare i bistrot, i localini etnici, i falafel del Marais, lumache e Calvados alla Contrescarpe, qualche ostrica da Bowfinger, una capatina alla brasserie Lipp, le torri di pentole impilate e il disordine polveroso di Dehillerin.
Cucina complessa, quella francese, cucina che non è nelle mie corde. Ma amo e rispetto il loro gusto del bien vivre, quella pigrizia felina che si respira tra tavoli minuscoli, cenni che galleggiano in aria, file ordinate per le baguettes, l’ossessione distaccata e ferina per i sapori di iodio, di vento, di mare.
Cucina alta, cucina bassa, astice blu di Bretagna e testa di maiale in cassetta. Burro a volontà, il mio regno per un assiette di formaggio. Ne sono certo, mi divertirò.
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Scritto da Una Dandy il giorno 02/07/2009 alle 14:39
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Per San Pietro si sa che la tradizione capitolina vuole che il pesce non abbia “da mancà”. L’ultimo tonno si era soliti comprar, oltre che sarde, sgombri e meraviglie e delizie del mare come l’economico baccalà. Le chiavi di San Pietro alle “zite” si solea dar, contributo dolciario povero, impasto di farina e miele, in modo da aprire il loro cuore..Blu, sole, mare e buoni propositi per l’estate è in tema con le ricette che aprono questa solennità.
Materie prime:
2 uova
75 gr di zucchero
1 bustina di vanillina
250 gr di panna
1 fetta di pan di Spagna (200 gr circa)
3 cucchiai di marmellata di agrumi
4 cucchiai di liquore profumato
Per la copertura:
150 gr di cioccolato fondente
100 gr di croccante
4 albumi
300 gr di zucchero
1 cucchiaio di zucchero a velo
Composizione:
Ritagliare il pan di Spagna della forma rettangolare (come un plumcake) e adagiarlo in uno stampo adatto. Lasciare in congelatore. Nel frattempo, lavorare, in una terrina, le uova con lo zucchero e la vanillina fino ad ottenere un composto gonfio e spumoso e incorporare la panna montata. Versare tale composto sul pan di Spagna tolto dal congelatore cercando di renderlo pari. Stendere, poi, la marmellata, capovolgerlo e spennellarlo di liquore aromatico. Riporre nello stampo e poi in congelatore per 5 ore circa. Trascorso il tempo, capovolgere il composto su piatto da portata (per facilitare l’operazione bagnare lo stampo con acqua calda). Fare aderire il croccantino tritato finemente e riporre in congelatore per almeno 20 minuti. Tritare il cioccolato e scioglierlo a bagnomaria, versarlo sul dolce ricoprendo completamente e riporlo nel congelatore. Al momento di servire montare gli albumi a neve, aggiungere lo zucchero e con tale composto ricoprire il dolce, spolverizzando con zucchero a velo e riporlo in forno a 180° per qualche minuto fino a che risulti leggermente dorato.
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