Scritto da Bea il giorno 09/06/2010 alle 16:10
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L’estate come ogni anno fa capolino e non solo per le temperature alte ma anche in tavola..
Rosso, giallo, oro e i tanti colori che questo splendido mese dona alle tavole come ad uno dei piatti classici di questo periodo in casa mia.. da quando ho memoria questo piatto ricorre spesso in questo periodo ed era usato (a quanto mi raccontano) dalla mia bisnonna quando mia padre e gli zii erano piccoli..
la ricetta dei fioroni con la mandorla. I primi fioroni, colti in questo periodo, sono spaccati in due, nel mezzo è riposta una mandorla verde privata della pellicina ancora umida. Riposti in un cassettina di legno sono lasciati essicare al sole per una decina di gioni, coperti da una retina sottile. Trascorso il tempo i fioroni possono essere lavati sotto acqua corrente. Dopo che si son ben asciugati si servono.. (ne assicuro la bonta).
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Scritto da Staff Home Food il giorno alle 15:50
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Le mani in pasta
Prologo
Il tempo è una discriminate fondamentale per ciò che riguarda la scelta di quale piatto preparare…
Con l’inverno niente è più appropriato di una bella scodella di tortellini in brodo, mentre in una torrida giornata d’estate nulla è più adatto di una pasta fredda condita a ricco piacimento…
Primo atto: maccherone mi hai provocato…
La vita è strana. Si tratta certo di una frase fatta, ma probabilmente si adatta bene alla storia che è qui raccontata. Per l’appunto la vita è strana, e Jim non avrebbe mai pensato di arrivare a odiare il suo cognome. Odiare. No, odio è una parola eccessivamente forte per un bambino, diciamo allora maledire…a pensarci bene non vi è poi molta differenza…
Certo che chiamarsi McArone non avrebbe fatto nessun scalpore nelle città in cui era nato, a San Francisco (Usa); sicuramente essersi trasferito in Italia all’età di 4 anni era stata la variabile discriminate che aveva contraddistinto tutta la sua vita di piccolo uomo.
Ogni giorno che il nostro signore mandava in terra il povero Jim era bersagliato dai compagni di scuola per il suo cognome così buffo; si sa che i bambini alle volte possono essere tremendi e avendo il Nostro un carattere un po’ troppo “fumantino”, non era certo il tipo da abbassare la testa, si finiva sempre a scazzottate e note sul registro.
Atto secondo: Maccheroni al pomodoro
Il massimo momento di rabbia unita a sconforto, si era raggiunto quando lo avevano aspettato fuori da scuola per colpirlo con una gragnola di pomodori: maccheroni al sugo gli avevano detto deridendolo.
Una settimana più tardi era tempo di carnevale, e il piccolo Jim non aveva alcuna voglia di andare a scuola e subire l’ennesima provocazione da parte dei suoi aguzzini proprio nel giorno più indicato per scherzi e sberleffi di vario genere.
Un giorno di quella settimana la piccola e occhialuta Luisa, che di un anno più grande faceva parte della classe dopo di lui, sedendogli accanto, con un sorriso gli disse: “Più te la prendi più loro continueranno… quando un giorno non gli darai più questa soddisfazione loro smetteranno. Fidati, con me è stato così”.
La piccola Luisa, che con quegli occhiali enormi e l’occhietto pigro bendato, gli aveva sempre fatto tenerezza…
Il piccolo Jim non rispose, le accarezzo i capelli e sorridendo se ne andò.
Nella sua cameretta la sera si chiese: e se la piccola Luisa avesse ragione?
Atto Terzo: a carnevale ogni scherzo vale..
Due pomeriggi più tardi il piccolo Jim abbraccio la sua mamma e con dolcezza gli sussurrò all’orecchio rivelandole quale fosse il travestimento che avrebbe desiderato per la festa di carnevale.
La mamma rimase molto stupita della scelta, ma gli rispose che non ci sarebbe stato alcun problema.
Una settimana dopo il piccolo Jim sfoggio a scuola un sorriso smagliante accompagnato dal suo bel vestito da maccherone gigante.
Quel giorno a scuola risero tutti, ma questa volta anche lui insieme a loro.
Da quel momento il piccolo Jim McArone divenne per tutti semplicemente Mac e ancora oggi è il soprannome con cui viene affettuosamente chiamato da amici e conoscenti.
Ci sarebbe anche da dire che Jim si fidanzò in quarta superiore con Luisa, che da piccolo anatroccolo si era trasformato in un bellissimo cigno… che poi lei come cognome da ragazza facesse Cacio, bhè questa è davvero tutta un’altra storia.
Epilogo
Il tempo è una discriminate fondamentale per ciò che riguarda la scelta di quale piatto preparare…
Con l’inverno niente è più appropriato di una bella scodella di tortellini in brodo, mentre in una torrida giornata d’estate nulla è più adatto di una pasta fredda condita a ricco piacimento… ma nulla è più adatto, in qualsiasi stagione ci troviamo, di un bel piatto di maccheroni al pomodoro!
Ricetta dei maccheroni con sugo di polpette
Ingredienti
Pasta corta
carne macinata di bovino
1 uovo medio
pecorino grattugiato
1 cipolla bianca
pan grattato
prezzemolo
1 spicchio di aglio
formaggio ricotta grattugiato
2 foglie di basilico
olio extravergine di oliva
sale q.b.
1 pizzico di pepe
Preparazione
Disponete in una ciotola la carne macinata e spolverate con abbondante percorino, del prezzemolo tritato finemente, un pizzico di pepe, amalgamate con un uovo e se necessario aggiungete poco latte. Lavorate l’impasto con il pan grattato e infine ricavatene delle polpette. A parte, in un tegame di coccio, soffrigete una cipolla bianca e dopo poco aggiungete la passata. Dopo circa 15 minuti spegnete aggiustando di sale. A parte cuocete la pasta e condite con il sugo e le polpette spolverizzando con abbondante formaggio ricotta.
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Scritto da Andrea il giorno 08/06/2010 alle 12:03
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L’ultimo fuoco
“El Dutùr al g’ha dit: pastina en broeu!”. Il vecchio, con uno scatto un po’ risentito, si sistemò meglio la coperta e girò il capo verso il camino acceso distogliendo lo sguardo dalla ragazza. Il pensiero correva, a dispetto delle gambe immobili.
“Pastina in brodo! Così tu, Nina, mia giovane Nina, Ninetta senza il verziere, così mi annunci la sentenza impietosa del medico… e questa è la pena amarissima che debbo scontare essendomi macchiato delle colpe di senescenza e d’infermità: pastina in brodo! E’ un epitaffio. E tocca proprio a me per giunta, proprio a me che avrei scelto per tale: la Vita, l’Ardimento e il Volo! Un triste planare, o meglio sarebbe dire: un triste avvitarsi nella discesa fino al precipizio. Qui innanzi al fuoco, che crepita ormai stanco come anch’io sono, qui si consuma la fine ed è crepuscolo anche del nutrirsi. Un tempo mi attendeva ben altro premio a corpo e anima dopo le imprese ardimentose. E ben altro seppi immaginare: quante povere cose e mal create riscattai dall’oblio con la sola potenza della Parola e del Nome! Redenzione e rinascita dell’informe per opera dell’Ingegno!”
Si sporse un po’ in avanti,ad occhi chiusi, quasi a voler abbracciare dentro di sé ogni favilla di quel fuoco e di ogni altro.
“Ninetta, dolce anima candida per cui ogni e qualsiasi pasta è macarùn, che puoi sapere di noi che nascemmo sotto un altro sole, e della vera nostra pasta che è nutrimento prima dello spirito che dello stomaco? Macarùn… E tacerai di pettole, tortiglioni, reginelle, fettucce, cavatappi e tripolini? E di chifferi e zite, pennoni, tufoli e trivelli? Tu ignori affatto quella nostra terra aspra e selvaggia, ma così antica e operosa e paziente, ove si attende per ore intere che il sugo giunga a compimento, e finanche per giorni si attende che la pasta si essicchi, con la trepidazione di chi attende il ritorno di un figlio dal fronte. Terra per cui il bronzo è la trafila, piuttosto che il cannone di cui ora si avverte l’eco lontana e che io pure ho amato in gioventù”.
Adesso era solo. Aprì gli occhi lentamente e si guardò intorno. Lo sguardo corse alle pareti del grande studio, ingombre di infinite suppellettili e dei cimeli di tutta un’esistenza.
“La mia terra… la rivedo ora, costretto in questo luogo e circondato dalle vestigia di una gloria già avvizzita. Quelle case, quelle vite costrette tra i monti e la marina, vite senza scintilla che non sia l’ora del pasto familiare o il convivio della festa. Questo ho perduto, Ninetta, questo assai più degli onori che furono e più non sono. Domani sarà forse finita. Ancora una volta sarò icona di me stesso e di chi mi volle simbolo di un’avventura che tra breve, credo, esiterà in rovina. Eppure oggi sento forte e vivo il legame alla terra, che non mi è più zavorra come fu un tempo: alla terra vorrei tornare, come vi torna, nel suo ciclo infinito, il grano. E là disperdermi. Questo, alla fine, sarà il volo più ardito”.
Il Vate, l’Immaginifico, Croce di Guerra, Legion d’Onore, Principe di Montenevoso, fu trovato riverso dalla cameriera Nina il mattino seguente.
Esanime, davanti alle braci spente di quel fuoco, pareva sorridesse.
Ricetta delle Pettole in umido di cappone
Ingredienti per 4 persone
400 g di pettole abruzzesi
Cappone o pollo, 500 g
Una cipolla
Un bicchiere di vino rosso
2 dl di brodo di carne
Passata di pomodoro, 400 cc
Olio, sale, pepe, rosmarino q.b.
Preparazione
Rosolare il pollo, tagliato a pezzi, nell’olio a fiamma vivace, girandolo spesso. Aggiungere il vino; quando è evaporato aggiungere la cipolla, soffritta brevemente a parte, e abbassare la fiamma. Aggiungere la passata di pomodoro, ed eventualmente anche un po’ di concentrato (se si desidera un sugo più denso) e il rosmarino tritato. Proseguire la cottura a pentola coperta e fiamma bassa, mescolando di tanto in tanto e aggiungendo brodo quando il tutto tende ad asciugarsi e ad attaccare; salare e pepare alla fine della cottura. Togliere i pezzi di pollo e tenerli da parte (serviranno da secondo piatto). Lessare le pettole poi scolarle e ripassarle in padella con il sugo per un minuto o due. Mescolare e servire, eventualmente con parmigiano o pecorino grattugiati.
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