Secondo classificato
Scritto da Andrea il giorno 08/06/2010 alle 12:03
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L’ultimo fuoco
“El Dutùr al g’ha dit: pastina en broeu!”. Il vecchio, con uno scatto un po’ risentito, si sistemò meglio la coperta e girò il capo verso il camino acceso distogliendo lo sguardo dalla ragazza. Il pensiero correva, a dispetto delle gambe immobili.
“Pastina in brodo! Così tu, Nina, mia giovane Nina, Ninetta senza il verziere, così mi annunci la sentenza impietosa del medico… e questa è la pena amarissima che debbo scontare essendomi macchiato delle colpe di senescenza e d’infermità: pastina in brodo! E’ un epitaffio. E tocca proprio a me per giunta, proprio a me che avrei scelto per tale: la Vita, l’Ardimento e il Volo! Un triste planare, o meglio sarebbe dire: un triste avvitarsi nella discesa fino al precipizio. Qui innanzi al fuoco, che crepita ormai stanco come anch’io sono, qui si consuma la fine ed è crepuscolo anche del nutrirsi. Un tempo mi attendeva ben altro premio a corpo e anima dopo le imprese ardimentose. E ben altro seppi immaginare: quante povere cose e mal create riscattai dall’oblio con la sola potenza della Parola e del Nome! Redenzione e rinascita dell’informe per opera dell’Ingegno!”
Si sporse un po’ in avanti,ad occhi chiusi, quasi a voler abbracciare dentro di sé ogni favilla di quel fuoco e di ogni altro.
“Ninetta, dolce anima candida per cui ogni e qualsiasi pasta è macarùn, che puoi sapere di noi che nascemmo sotto un altro sole, e della vera nostra pasta che è nutrimento prima dello spirito che dello stomaco? Macarùn… E tacerai di pettole, tortiglioni, reginelle, fettucce, cavatappi e tripolini? E di chifferi e zite, pennoni, tufoli e trivelli? Tu ignori affatto quella nostra terra aspra e selvaggia, ma così antica e operosa e paziente, ove si attende per ore intere che il sugo giunga a compimento, e finanche per giorni si attende che la pasta si essicchi, con la trepidazione di chi attende il ritorno di un figlio dal fronte. Terra per cui il bronzo è la trafila, piuttosto che il cannone di cui ora si avverte l’eco lontana e che io pure ho amato in gioventù”.
Adesso era solo. Aprì gli occhi lentamente e si guardò intorno. Lo sguardo corse alle pareti del grande studio, ingombre di infinite suppellettili e dei cimeli di tutta un’esistenza.
“La mia terra… la rivedo ora, costretto in questo luogo e circondato dalle vestigia di una gloria già avvizzita. Quelle case, quelle vite costrette tra i monti e la marina, vite senza scintilla che non sia l’ora del pasto familiare o il convivio della festa. Questo ho perduto, Ninetta, questo assai più degli onori che furono e più non sono. Domani sarà forse finita. Ancora una volta sarò icona di me stesso e di chi mi volle simbolo di un’avventura che tra breve, credo, esiterà in rovina. Eppure oggi sento forte e vivo il legame alla terra, che non mi è più zavorra come fu un tempo: alla terra vorrei tornare, come vi torna, nel suo ciclo infinito, il grano. E là disperdermi. Questo, alla fine, sarà il volo più ardito”.
Il Vate, l’Immaginifico, Croce di Guerra, Legion d’Onore, Principe di Montenevoso, fu trovato riverso dalla cameriera Nina il mattino seguente.
Esanime, davanti alle braci spente di quel fuoco, pareva sorridesse.
Ricetta delle Pettole in umido di cappone
Ingredienti per 4 persone
400 g di pettole abruzzesi
Cappone o pollo, 500 g
Una cipolla
Un bicchiere di vino rosso
2 dl di brodo di carne
Passata di pomodoro, 400 cc
Olio, sale, pepe, rosmarino q.b.
Preparazione
Rosolare il pollo, tagliato a pezzi, nell’olio a fiamma vivace, girandolo spesso. Aggiungere il vino; quando è evaporato aggiungere la cipolla, soffritta brevemente a parte, e abbassare la fiamma. Aggiungere la passata di pomodoro, ed eventualmente anche un po’ di concentrato (se si desidera un sugo più denso) e il rosmarino tritato. Proseguire la cottura a pentola coperta e fiamma bassa, mescolando di tanto in tanto e aggiungendo brodo quando il tutto tende ad asciugarsi e ad attaccare; salare e pepare alla fine della cottura. Togliere i pezzi di pollo e tenerli da parte (serviranno da secondo piatto). Lessare le pettole poi scolarle e ripassarle in padella con il sugo per un minuto o due. Mescolare e servire, eventualmente con parmigiano o pecorino grattugiati.
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Commenti (4 commenti)
9 Giugno 2010 alle 13:46
ma che bello anche questo racconto
9 Giugno 2010 alle 13:47
che bello anche questo racconto
9 Giugno 2010 alle 15:03
L’autore ringrazia per gli apprezzamenti ed anche lo Staff se i racconti soddisfano le aspettative di lettura
9 Giugno 2010 alle 15:41
Complimenti per il bel sito e per i racconti vincitori sono curioso di leggere il resto..